lunedì 8 agosto 2022
25.02.2013 - Mauro Caldera

Un medico…pranoterapeuta? Quali le nuove frontiere della medicina e della ricerca

Un incontro stuzzicante con il Dr. Giampaolo Boccardo, Primario Emerito di Nefrologia presso l’Ospedale di Ceva (Cn)….oggi pranoterapeuta.

Un’intervista che ha l’obiettivo di stuzzicare la curiosità dei ricercatori al fine di trasformare quelle che oggi sono delle semplici ipotesi, considerate spesso evanescenti, in qualcosa di concreto che riduca le incidenze di patologia di almeno il 40/50%.

 1- Come si è accorto di poter praticare la pranoterapia?

Come quasi tutti i medici io ho sempre ritenuto che la pranoterapia fosse qualcosa fatto su misura per gli stupidi, ad uso e consumo di alcuni furbastri. Quando nel 1998 una “sensitiva” di Torino, che aveva accompagnato il marito per una visita, mi chiese se fossi anche pranoterapeuta perché  “..avevo una carica che la disturbava”. Risposi che a certe sciocchezze io non credevo; ma tanta fu la sua insistenza che provai a verificare cosa fosse a “disturbarla”.

Le prime “cavie” furono i miei famigliari, per una epicondilite (gomito del tennista) una periartrite scapolo omerale (male alla spalla), un mal di denti ecc. I risultati, stranamente, furono positivi, talché cominciai a pensare di trovarmi di fronte ad un fenomeno di suggestione. Le verifiche successive, pur rimanendo il dubbio sul meccanismo d’azione, mi convinsero dell’efficacia.

 2- Come ha "sperimentato" la pranoterapia? (persone, animali ecc.)

Alla ricerca di conferme che fugassero i miei dubbi provai con gli animali, sicuramente non suggestionabili da un umano. Prima cani e gatti infine un cavallo. Fu quest’ultimo che mi fece capire che sotto le mie mani avveniva qualcosa di cui io non mi rendevo conto. Il proprietario mi aveva messo in guardia che era un animale mordace “..stia attento alle dita” ! E l’animale, dopo pochi minuti di trattamento, protese il capo verso la mano che roteava sopra il suo tendine infiammato ma invece di mordere la leccò dolcemente. Sì! L’animale sentiva qualcosa che io non ero in grado di rilevare. Da quel momento cominciai (un po’ vergognato inizialmente) a trattare varie forme morbose che i miei pazienti lamentavano.

I numerosi successi mi convinsero della validità del metodo e cominciai l’approfondimento di queste nuove proprietà, alla ricerca del meccanismo d’azione alla base della “pranoterapia”. Inizialmente non lessi nulla sui pranoterapeuti, col preciso scopo di non  farmi influenzare dalle loro idee; ma quando, convinto ormai dell’efficacia della “prano” lessi alcuni testi che vanno per la maggiore, dovetti convenire che ciò che io avvertivo durante la seduta terapeutica si avvicinava di molto a quanto dai vari autori del settore veniva descritto. Nel 2002 pubblicai su “Professione” il mio primo lavoro sulla Pranoterapia che, sebbene mai contestato, rimase lettera morta Adesso sto scrivendo un libro che compendia statisticamente per ogni singola patologia i risultati ottenuti .

 3- Come ha vissuto questa nuova possibilità?

 Da medico, cercando prima di tutto di verificarne l’efficacia, quindi di individuare il campo d’azione e gli eventuali limiti, di capire con quale meccanismo agisce e se fosse possibile riprodurlo artificialmente. Oggi ho maturato il convincimento che un campo elettromagnetico variabile si instaura fra terapeuta e paziente (io non tocco il paziente e quindi, poiché non credo ai miracoli, fra le mie mani ed il paziente può agire solo un campo elettromagnetico. Grosso modo quello che succede con il caricabatteria di un cellulare) e riequilibra la polarità dei recettori cellulari, inibendo o favorendo l’azione di mediatori chimici (è dimostrato che il legame fra mediatore e recettore dipende dalla polarità recettoriale). Ciò che in via chimica fanno i farmaci, la pranoterapia lo ottiene in via fisica. E’ un campo poco esplorato poiché cozza con gli interessi dell’industria farmaceutica (basti pensare i progressi in campo diagnostico con i vari tipi di risonanza magnetica mentre la componente terapeutica resta al palo). In diversi paesi nel mondo però  sono state avviate ricerche che fra non molto si tradurranno in apparecchiature per la terapia con i campi magnetici. Negli USA (la “Prano” si chiama Therapeutic Touch) si sono già ottenuti brillanti risultati nel trattamento delle cefalee (sebbene il 50% dei risultati positivi è ancora lontano da quanto ottiene la pranoterapia). Una ricerca approfondita permetterebbe in futuro di usare la risonanza magnetica personalizzata come terapia preventiva per numerose patologie riducendo la spesa farmaceutica del 50%, creando le condizioni di un diffuso benessere oggi inimmaginabile. Purtroppo anche il corporativismo medico non gioca a vantaggio di una simile ricerca, in parte per l’impostazione accademica (la fisica non gode di simpatie presso i medici) ma non si possono escludere altri interessi. La pranoterapia risponde in ogni caso all’assioma principe della terapia “primum non nocere ”.…vallo a spiegare al Prof. Garattini (Presidente del CUF e Direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri”)

4- Quanti casi ha trattato finora? Quali i risultati ottenuti?

Circa un migliaio per 32 diverse patologie. Sia chiaro che i miei sono dati osservazionali, non omogenei, che necessitano di verifica secondo trial controllato per avere il crisma della scientificità, ma i risultati globali possono essere registrati da buono ad ottimo nel 90% dei casi trattati.

Gli insuccessi probabilmente non dipendono dalla metodica in sé, ma dall’intensità del campo dell’operatore.

 5- Su quali patologie si può intervenire con la pranoterapia e su quali non è consigliabile?

Pur limitato alle mie esperienze dirette, il campo è vastissimo, per cui cercherò di enumerarle secondo gruppi. Tutte le forme dolorifiche conseguenti ad artrosi ma in particolare quelle infiammatorie (artriti e periartriti, mialgie, tendiniti, tunnel carpale, salpingiti, prostatiti ecc); le nevralgie in genere (trigemino, sciatalgie, nevriti ecc); le cefalee primarie (emicraniche, a grappolo, tensive ecc); tutto il campo dell’autoimmunità (artrite reumatoide, sindrome sicca, vasculiti, colite ulcerosa, dermatiti atopiche, psoriasi ecc) e delle allergie (rino-congiuntiviti, asma, orticaria ecc); l’insonnia, gli stati ansiosi e quelli fobici. Ho provato anche su forme neoplastiche benigne (fibromi, lipomi) con discreti risultati, anche se vincolati a numerose sedute nel tempo. Risultati incoraggianti anche nei casi di sterilità di coppia “sine materia” (quando sia lui che lei non presentano motivi documentati di sterilità), cisti ovariche, dismenorrea, endometriosi. Non ho mai provato con neoplasie maligne perché la mia impostazione accademica m’impedisce d’esporre a rischio d’insuccesso il paziente e sconsiglio, al momento, chiunque dal farlo se non per supporto antidolorifico o di generale riequilibrio in corso di chemioterapia (e lì le cose vanno un po’ meglio).

Per mia esperienza la Pranoterapia non è efficace in tutte le forme carenziali congenite o acquisite     (non può sostituire ciò che manca); non funziona in caso di vitiligine, parimente nelle forme depressive reattive (...la causa permane per cui al limite si riduce l’ansia associata); esito negativo nelle psicosi paranoidi e schizofreniche. Bisogna usare molta cautela nel trattamento di fenomeni infiammatori sostenuti da batteri o virus. In tal caso non si deve mai andare oltre il semplice supporto alla terapia medica specifica (non funziona come battericida). Ancor più cauti allorché il paziente lamenta dolori addominali, toracici o cranici, che possono sott’intendere una situazione grave che necessita di trattamenti d’emergenza. Nelle forme di cefalea, molto comuni, bisogna escludere le forme di cefalea pericolosa ed è consigliabile che la diagnosi sia stata eseguita da un centro per le cefalee.

 6- Che cosa succede durante la seduta?

Riferisco solo la mia esperienza poiché le sensazioni, come variano da paziente a paziente, possono variare di molto da un terapeuta all’altro. Solitamente il paziente oltre ad un senso di rilassatezza (a volte di sonnolenza) può avvertire senso di calore al passaggio delle mani (nel mio caso non toccano il paziente) a volte invece senso di fresco. Alcuni segnalano formicolio alla parte trattata, altri dicono di provare  sensazione di compressione, raramente il paziente non avverte alcunché.    Io avverto un pizzicore alle mani, come quando si tocca un apparecchio elettrico che abbia una  lieve dispersione di corrente elettrica, più o meno localizzato, più o meno intenso che insorge precocemente o dopo una certa latenza e di durata variabile; molto dipende dalla durata dello stato patologico antecedente la terapia. Quando questa sensazione si estingue la seduta è conclusa. La durata di una seduta varia secondo le condizioni fisiche o patologiche del paziente, è personalizzata e non è standardizzabile. Una volta raggiunto l’equilibrio e la sintomatologia sia rientrata, si passa ad una terapia di mantenimento che varia secondo il tipo di patologia e del soggetto (da una seduta la settimana fino ad una seduta ogni 4/5 settimane) e - non stupitevi– in rapporto alla frequenza ed all’intensità delle perturbazioni atmosferiche e di altre incidenze astrali (ad esempio tempeste solari). E’ come scoprire l’acqua calda visto che  da tempo immemore si recita “marcare il tempo”. Certo che in un paese in cui solo da pochi anni è stata istituita l’unica cattedra di biometereologia queste affermazioni sono difficili da “digerire” ma i colleghi francesi da sempre, quando spira il Mistral, prescrivono alcuni giorni di riposo sotto la semplice annotazione “météroropathìe”; paese che vai…

 7- Che idea si è fatto della pranoterapia?

Anzitutto che è efficace e scevra da effetti collaterali. L’unico vero rischio e di sopravalutarne le proprietà ritardando o peggio omettendo la terapia medica elettiva nei casi d’acuzie . I tempi di azione sono diluiti nel tempo per cui non è indicata per patologie iperacute (pur ottenendo buoni risultati nella cura e prevenzione dell’asma allergico, in caso di crisi acuta è meglio ricorrere alla terapia medica tradizionale che ha un effetto più rapido e consono all’esigenza del momento). Molta attenzione va posta nell’approccio alle forme dolorose viscerali, toraciche o cefaliche per escludere condizioni che necessitano d’intervento urgente. Insomma la “prano” è una valida terapia complementare che non può sostituirsi in assoluto alla medicina classica, ma rappresenta un valido complemento che permette di ridurre  il dosaggio, ed a volte eliminare l’impiego di farmaci, specie nelle forme croniche, con notevole vantaggio per il paziente. La condizione di riequilibrio generale che si ottiene permette di mantenere una sensazione di benessere che rasenta la normalità, difficilmente raggiungibile con la terapia farmacologica. Il solo fatto d’essere priva d’effetti collaterali negativi è già un elemento da considerare seriamente, se si pensa che le patologie iatrogene (in altre parole, causate dalle cure mediche) in ambito ospedaliero sono una delle prevalenti cause di complicanze alla base di degenze protratte. Se si considera poi che con la “prano” si può abbattere l’impiego di farmaci del 50% o più, non si spiega perché i Ministri della Ricerca Scientifica e della Sanità non prendano in seria considerazione l’avvio di uno studio approfondito del meccanismo d’azione cui far seguire l’allestimento d’apparecchiature che la simulino. Oltre al benessere, il contenimento della spesa sanitaria sarebbe sicuramente garantito (non sono forse questi gli attuali obbiettivi della sanità?).

 8 - Come distinguere un professionista serio da un ciarlatano?

Non ci sono criteri standardizzati; suggerirei comunque alcuni accorgimenti: 1) seguire l’onda del “passa parola” può essere già utile per orientare l’utente. 2) cartomanzia, divinazione, ostentazione figurativa mal si conciliano con un professionista serio. Sebbene un istrione possa avere questa dote, meglio evitarlo. 3) Se dopo le prime 10 sedute non si avverte il benché minimo cambiamento, meglio lasciar perdere -non che ci si debba aspettare un netto miglioramento, che a volte richiede più tempo per instaurarsi, ma qualche minimo cambiamento ci deve essere- 4) Se non prendono in considerazione le conclusioni del vostro medico, vi spingono a sospendere la terapia in atto senza essersi confrontati con lui o, peggio che peggio, vi promettono miracoli (ad es. guarire un tumore avanzato) forse vi trovate di fronte ad un eccesso di presunzione. 5) Vi dovrebbero fare firmare un consenso informato dove si evidenzia che la pranoterapia non è riconosciuta dalla medicina ufficiale, ed il terapeuta si limita a trattare in via complementare una patologia già diagnosticata nell’ambito del servizio sanitario. 6) Un diploma rilasciato da una scuola per Pranoterapeuti (n’esistono di serie e ben articolate) è sempre meglio che niente, ma non garantisce che il terapeuta dia il meglio: valutate secondo vostra esperienza diretta nel corso delle prime 10 sedute. 7) Un fenomeno a parte è costituito dagli “empatici”, individui che somatizzano il sintomo del paziente e riescono a “vedere” colorazioni diverse nelle sedi interessate dalla patologia.: difficile crederci, ma esistono. 8) Una parcella esosa in cambio del benessere deve essere vista con sospetto (La rivista “Starbene” sul numero di Gennaio 2012 cita onorari da 15 € a 150 € per seduta. Considerato che le sedute non sono mai singole e devono essere, più o meno frequentemente, ripetute nel tempo, e difficilmente superano i 20 minuti, da 15 € a 25 € per seduta mi sembra una tariffa equa). 9) Meglio se vi rilasciano regolare ricevuta; l’oblazione volontaria solitamente è un espediente per evadere il fisco (chi frega il fisco, prima o poi, frega anche voi!). 10) Se il terapeuta non è medico è meglio dire al vostro medico curante cosa state facendo (capisco la difficoltà, ma affrontare la suscettibilità del medico è sempre meglio che avventurarsi al buio).

 9 - Qual è la situazione di queste terapie "alternative" in Italia? E all'estero?

 In Italia siamo nella palude dell’immobilismo. Da più di 20 anni sono allo studio di Commissioni Parlamentari e Regionali varie proposte di legge. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha estrapolato 9 discipline cosiddette “alternative”, da cui la Pranoterapia è esclusa (attualmente ancora relegata “nell’occultismo”). La realtà è che non è mai stato avviato uno studio serio per valutare scientificamente la loro validità (l’unico Ministro della Sanità che disse doversi avviare una ricerca approfondita in tal senso su cui impostare l’ammissione o il divieto di tali pratiche fu l’On. Storace; ma durò pochi mesi!). Perché non se ne viene a capo? Al solito per l’invadenza dei “poteri occulti” che reputano improduttiva una ricerca che, se confermasse l’efficacia della pranoterapia, lederebbe interessi commerciali e di categoria. Per capire quali sono queste forze occulte basta rivedere la trasmissione Report del 20 Aprile 2010. In altre parti del mondo le terapie alternative sono riconosciute e regolamentate (certe addirittura hanno cattedre universitarie). Voglio comunque citare la Svizzera che nel 2004 ha avviato una seria indagine per verificare l’efficacia di diverse terapie complementari; gli USA dove sotto il nome di Therapeutic Touch, la pranoterapia –anche se relegata ad attività paramedica- viene attualmente studiata per allestire un apparecchiatura che ne riproduca le funzioni (nelle cefalee hanno già raggiunto risultati positivi nel 50% dei casi) o Israele che ha già realizzato il Magix-Casco  per il trattamento di Parkinson ed Alzheimer, magnificato in TV dal Prof. Comi dell’Istituto S.Raffaele di Milano ( Vedi Mattino 5 di Mercoledì 10 Novembre 2010).

Noi, alla faccia della Ricerca Scientifica, attenderemo di poter acquistare i brevetti esteri….! Speriamo che presto si prenda in seria considerazione quanto auspicato a Berlino, nel corso della Conferenza Internazionale sulla Salute, dal Ministro della Sanità tedesco Ulla Schmidt  “l’Unione Europea deve porre maggior attenzione agli approcci suggeriti dalla medicina complementare ai problemi della salute”.

 10- Per essere pranoterapeuta è necessario, oppure utile, essere prima di tutto un medico?

Le doti del pranoterapeuta prescindono dall’essere laureato in Medicina ed abilitato all’esercizio della professione medica; è comunque evidente che l’esperienza del medico permette di ovviare ad interpretazioni devianti di questa terapia complementare. Le scuole esistenti più qualificate per la formazione del pranoterapeuta forniscono in larga massima delle basi sufficienti per affrontare le problematiche di un paziente, ma non sono certamente all’altezza di corredare le succinte basi teoriche di una sufficiente pratica per ovviare ad errori di sottostima di certe patologie; ed è facile  cedere alla tentazione di sopravvalutare le proprie doti. Ripeto che sarebbe utilissimo, direi doveroso, il riesame di questa disciplina, inserendola prima di tutto fra quelle proposte per il riconoscimento di Medicine Complementari (anche se personalmente ribadisco che non si dovrebbe parlare di medicine complementari – la Medicina è una sola – ma di “terapie complementari”)  . E’ assurdo escluderla da questo novero perché in tal modo si favorisce la pratica approssimativa di una terapia che si presta facilmente ad un impiego improprio. Non dimentichiamo che  la  Suprema Corte di Cassazione nel 1985 ha sentenziato che “ omissis…chiunque può praticare la cura con l’imposizione delle mani purché non faccia diagnosi né prescriva farmaci aggiunti.” .

Quale che sia la posizione di chi la pratica, deve essere ben chiaro che questo tipo di terapia agisce sul sintomo e non sulla causa che l’ha prodotto per cui il termine “guarigione” può tradursi solo in “notevole miglioramento più o meno stabile”; non è poco se si tiene conto che ciò si raggiunge senza che l’organismo debba trasformare ed eliminare una vasta serie di farmaci.                         

11- Secondo lei come si potrebbe intervenire per migliorarla?

Un dono naturale non si migliora, lo si accetta e se ne regolamenta l’uso, in modo che tutti ne possano beneficiare, inserendolo fra le pratiche riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale. Per fare ciò seriamente, devono essere avviati specifici trials che ne accertino l’efficacia. Se ciò fosse assodato, vengano elaborati dei test di verifica per ottenere un patentino che qualifichi chi è abilitato all’esercizio. Dal momento che un dono naturale non è di tutti (i Pavarotti si contano sulla punta delle dita…anche se tutti cantiamo sotto la doccia), capita frequentemente che chi ha un forte campo elettromagnetico naturale, non abbia avuto la possibilità di conseguire la laurea in medicina, motivo per cui sarebbe opportuno potesse agire con il supporto di un medico. Ciò al momento non è possibile poiché l’art. 15 del Codice di Deontologia Medica vieta al medico di avvalersi dell’opera di altri non medici. E’ una disposizione impropria, in netto contrasto con quanto stabilito dai Comitati Etici Internazionali in quanto prevedono che il paziente abbia libera scelta del trattamento cui sottoporsi: se questa  ricadesse sulla pranoterapia sarebbe dovere del medico poter assistere il paziente ed eventualmente correggere possibili errori in cui incorresse il terapeuta. La strada è tutta in salita perché il corporativismo  affligge anche la nostra categoria…..speriamo in futuro. Comunque la mia più pressante aspettativa è di vedere attivato un gruppo di lavoro costituito da fisici, ingegneri, informatici, medici e pranoterapeuti per venire a capo di questo “mistero” ed impiegare i risultati per creare una macchina che possa dispensare energia benefica per tutti ; (è mai possibile che in risonanza si riesca a titolare i sentimenti (S.Raffaele-Mi) e non si sia in grado di tradurre gli impulsi in sistema terapeutico?). Non vado oltre per non essere tacciato di fare della fantascienza, ma mi piacerebbe confrontare le mie ipotesi con qualche biofisico, libero da pregiudizi.

 


Commenti

Mario Bardelli il 18-02-13 01:06 ha scritto:
Concordo e allo stesso tempo confermo tutto quanto da Lei asserito, in quanto pur non essendo un medico ho vissuto la stessa esperienza, ho trattato solo amici e familiari e per conferma ho provato con gatti e cani le prime volte, personalmente l'ho scoperto toccando la mia compagna su collo mentre era affetta da un forte torcicollo che come per miracolo si sbocco dopo il mio tocco, ho successivamente cercato risposte e le trovai nell'ottima scuola per pranoterapeuti del dott. Mario Papadia a Roma,frequentai il suo corso per un anno imparando a gestire il dono, aggiungo a quanto da Lei detto che il dono ha un effetto maggiore se il pranoterapeuta scende di livello nel grado di coscienza, più è rilassato e più l'effetto è forte, aggiungo anche che non riesco a trattare tutti in quanto il pranoterapeuta riceve anche energie "negative" dal trattato e a volte sono estesamente sgradevoli , nella scuola suggeriscono di mettere mani e polsi sotto un getto di acqua corrente dopo ogni trattamento e di non usare scarpe con suole di gomma durante il trattamento.

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