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		<title>Ponenteoggi.it</title>
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		<description>Le ultime notizie di ponenteoggi.it</description>
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		<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 23:16:00 +0200</lastBuildDate>
		
		
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			<title>Correndo tra le &quot;dune&quot; del deserto... Lorenzo Trincheri da Dolcedo </title>
			<link>http://www.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/correndo-nel-deserto-lorenzo-trincheri-da-dolcedo.html</link>
			<description><![CDATA[In esclusiva per Ponenteoggi abbiamo intervistato il fortissimo podista di Dolcedo. L’occasione per parlare della sua straordinaria esperienza alla “Marathon des Sables”, la più dura gara a tappe internazionale, corsa nel deserto del Sahara.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/immagini/foto_Donatella_lauria/Sport/trincheri_UB-vc-L.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[<b>Ciao Lorenzo quest’anno è andata proprio bene alla Marathon des Sables, vero?</b>
Si finalmente quest’anno alla mia quarta partecipazione è arrivato l’exploit. Ho partecipato a questa che, non a torto, viene considerata il mondiale delle gare a tappe nel deserto nel 2008, nel 2009, nel 2010 (quando purtroppo fui costretto al ritiro) e, appunto, nel 2011.
Con il team del “Gruppo Sportivo Roatta Chiusani” composto da me, da Marco Olmo (veterano delle gare “ultra” e della Marathon des Sables soprattutto avendone corse ben quattordici!) e da Filippo Salaris abbiamo centrato uno straordinario primo posto assoluto a “squadre”; portando quindi l’Italia al vertice di questa disciplina.
Pensare che anni fa venne allestito un “superteam” Telekom che, però, non riuscì a compiere l’impresa riuscita a noi.
Io ho chiuso al quinto posto assoluto. Anche questo rappresenta per me il miglior risultato.
<b>Quando hai iniziato a correre Lorenzo?</b>
Guarda io sono del 1970, i conti sono presto fatti…nel 1994. Allora fumavo parecchio. Poi cominciai a praticare mountain bike. Quindi venne il running. Di lì a poco feci la mia prima gara (la mezza maratona di Nizza). Chiusi in 1 ora e 32 minuti e la sera avevo dei dolori allucinanti; andare al cinema con un amica, ad Imperia, quella sera fu veramente dura! Ma il “salto” era compiuto.
<b>Cosa ti ha spinto però nel 2008</b> a<b> iscriverti alla “Marathon des Sables”(giunta quest’anno alla 26esima edizione n.d.r.)?</b>
E’ sempre stata una gara che mi ha affascinato parecchio. Correvo e mi dicevo che un giorno mi sarei allineato alla griglia di partenza di questa gara “magica”. Perché è tale credimi. Non c’è paragone con la 100 km del Sahara per esempio. Lì c’è una dimensione molto più umana. La Marathon des Sables, invece, ti consuma, ti prosciuga…ti mette alla prova. Parliamo, infatti, di tappe lunghe, in media, tra i trenta e gli ottanta chilometri. Sei solo con te stesso o, al massimo, con gente di altri paesi che non conosci neppure. Viene messo in gioco il tuo spirito di adattamento giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. Ogni anno, peraltro, cambiano i luoghi di gara. Quest’anno per esempio si è gareggiato ne deserto marocchino. In compenso ti regala sensazioni magiche e favolose. Di notte sembra di poter toccare il cielo con un dito, le stelle paiono vicine…il cielo è terso come qui da noi, invece, non lo è mai.
Capisci come qui da noi sia tutto “gonfiato”, “artefatto” al contrario di laggiù dove riesci a&nbsp; recuperare una dimensione vera, sincera nel rapporto con te stesso e con gli altri.
Senza dimenticare gli scenari favolosi che ti si aprono davanti…Insomma il mal d'Africa esiste! Un pezzo di cuore resta sempre laggiù.
<b>La gara viene corsa in autonomia lungo sei distinte tappe. Come e di che cosa vi alimentate?</b>
Io ho fatto la scelta di alimentarmi con quelle creme ai cereali con cui vengono alimentati i bambini piccoli. Prendono poco spazio nello zaino e sono molto nutrienti. Non manca il parmigiano reggiano. L’organizzazione ci fornisce tre bottiglie d’acqua al giorno. Importantissimo verificare sempre il contenuto dello zaino che ti porti dietro: un accendino, un coltellino, un aspira veleno e un lanciarazzi (per segnalare la tua posizione in caso di pericolo). Queste la cose che non devono mai mancare nello zaino che è il tuo compagno di “vita” lungo le varie&nbsp;tappe. Lo zaino dei primi, infatti, viene controllato meticolosamente all’inizio di ogni tappa. Se tutto non è in regola scattano penalizzazioni.
<b>Riesci a dormire tra una tappa e l’altra?</b>
Poco molto poco. Un po’ la stanchezza, un po’ l’adrenalina e tanto stress. Dormi veramente poco insomma! Abbiamo dietro un “sacco a pelo” obbligatorio e lo zaino fa da cuscino.
<b>Come sta procedendo la stagione al di là della Marathon des Sables?</b>
Bene. Ho vinto due gare “ultra” (gare lo ricordiamo con un chilometraggio superiore ai cinquanta chilometri) come l’Ultrabericus nel vicentino (foto 3)&nbsp;e l’Ecomaratona di Monteforte nel veronese. Ora, con ogni probabilità, correrò la “Corsa del Monte Faudo” il tre Giugno ( 24,9 km con partenza dal Comune di Imperia ed arrivo ai 1.200 del Monte Faudo n.d.r.).
<b>Salutiamo il popolare “Trink” con la promessa di vederci il vetta al Monte Faudo…sempre che lui non sia già sceso quando io sarò in procinto di arrivare…</b>
Questa notte (ore 24.00) sul Italia Uno (programma &quot;XXL&quot;) una troupe intervisterà il campione di Dolcedo.
Keep on running!

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			<category>Approfondimenti</category>
			
			
			
			<pubDate>Sat, 05 May 2012 14:23:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Scuola: una &quot;palestra&quot; di vita...da non buttare.</title>
			<link>http://ventimiglia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/scuola-una-palestra-di-vitada-non-buttare.html</link>
			<description><![CDATA[Con una frase un po’ azzardata potremmo forse affermare che il grado di civiltà di una nazione si misura anche dalla scuola e da quello che riesce a trasmettere ai propri ragazzi.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/immagini/foto_Donatella_lauria/Spettacoli/317922.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[La scuola, l’istruzione, come molti altri argomenti, fanno spesso notizia, sono fonti di discussione, di liti tra chi sia “pro” e chi “contro” ad una possibile riforma del mondo educativo. 
Molto spesso però l’opinione pubblica tende a non entrare nello specifico, ignorando in questo modo, cosa sia davvero una scuola: un complesso di aule, con lavagne, banchi e sedie, potrebbe obiettare qualcuno, oppure, un luogo dove le giovani generazioni, dalla più tenera età per arrivare quasi alla maggiore, si ritrovano per seguire le lezioni di matematica, italiano, lingua straniera, scienze, per prendere appunti, imparare a leggere e a capire cosa sia scritto sui libri di testo, soffrire durante le interrogazioni, talvolta “a sorpresa” e soprattutto per imparare a crescere e quindi scoprire quel senso di vuoto, quando incontri quella ragazza o quel ragazzo, ai quali, prima o poi, tutti quanti, abbiamo cercato di far capire che ci piacevano, arrivando, in questo modo, alle scuole superiori, parafrasando quello che Venditti cantava nella sua “Compagni di scuola”: “Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene, perché ditemi, chi non si è mai innamorato…”. 
La scuola allora non è solo il colloquio semestrale con gli insegnanti, le estenuanti attese davanti alle porte delle aule, ma è anche il magone della mamma quando deve lasciare il proprio figlio il primo giorno di scuola alle elementari, quello stesso identico magone, che la accompagnerà fino all’attesa dell’esito della “prima prova” durante gli esami di maturità. E’ anche fare i conti con la realtà, scoprire che molti giovani riescono appena a raggiungere il diploma di licenza media, molte volte frequentando come “ripetenti” aule con ragazzi e ragazze molto più piccoli di loro. “Ripetenti” talvolta perché non possono godersi il lusso di imparare, in quanto, prima di tutto, sono necessari i soldi da portare a casa per tirare avanti. “Ripetenti”, ancora, perché proprio non si ha nessuna voglia di imparare una miriade di concetti, permettendosi di dire che “tanto quello che imparo, non mi servirà nella vita”, dovendosi, molti anni dopo, ricredere. La scuola quindi è un insieme di tante emozioni, di tante storie, belle e brutte, felici e tristi, che creano soddisfazione o rabbia; decido allora di dare spazio ai tanti volti che formano la scuola italiana, dagli insegnanti, agli psicologi, da coloro che la mantengono pulita e che prestano i propri servizi, per renderla migliore.
Iniziamo quindi da coloro che creano e fanno vivere la scuola ogni giorno, gli insegnanti. Su di loro si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro e i temi sarebbero molteplici: dagli stipendi bassi in relazione alla funzione collettiva ed educativa che svolgono all’interno della società, ai problemi che affrontano quotidianamente nelle aule con i ragazzi e con le famiglie, ancora, l’entrata in ruolo di molti giovani uomini e donne, che dopo aver studiato all’università e frequentato anche master importanti, vedono arenare la loro passione davanti alle liste interminabili di attesa, il mondo dei precari, che chiamati per quella supplenza circoscritta nel tempo, assaggiano un pezzettino della loro passione e una volta digerito, sono costretti ad alzarsi da tavola perché non c’è più posto. Nella scuola però c’è anche chi insegna da molti anni, ha maturato su di sé un’esperienza incredibile, la quale permette di riconoscere le paure dei propri alunni solamente guardandogli negli occhi o cercando di leggere messaggi impliciti nelle righe dei temi. 
Decido di incontrare un mio ex professore, Claudio Alberti, da anni insegna Storia e Filosofia presso il Liceo “Aprosio” di Ventimiglia. Al Prof. Alberti chiedo cosa significa essere insegnante nella scuola italiana nel 2012, quanto i cambiamenti possano influire sull’insegnamento e sull’insegnante e se esista una ricetta speciale che solo i professori possiedono quando entrano nelle aule per far conoscere ai giovani la storia e la cultura. Mi risponde che: “Insegno da 25 anni ma non è cambiato niente. In senso positivo. Se l’insegnante continua a credere nel proprio ruolo, continuando ad appassionarsi a quello che dice, sarà sempre in sintonia con gli alunni e loro risponderanno di conseguenza. Non c’è differenza se insegni alle medie inferiori o al liceo classico. Sarò anche stato fortunato, ma sia in una scuola “di frontiera” come la vecchia “Andrea Doria” di Vallecrosia, sia in una scuola “privilegiata” come il “Liceo Aprosio” di Ventimiglia sono riuscito, nel mio piccolo, ad insegnare “le cose” in cui credo con modalità diverse ma con lo stesso entusiasmo. 
E forse è proprio questo che ci vuole per continuare ad insegnare volentieri: l’entusiasmo. Che è contagioso per gli alunni. Se ne accorgono subito quando manca o viene meno, sia quando entri in III classico o in prima media.&nbsp; Personalmente penso che sia proprio questa la “ricetta”, al di là delle metodologie più innovative o delle strategie didattiche più sofisticate.” 
Nella scuola italiana del 2012 esistono, già da diverso tempo, anche diverse figure che aiutano i ragazzi, soprattutto nell’età pre e adolescenziale. Psicologi e psicoterapeuti oggi sono figure di importantissimo rilievo, con il loro contributo riescono ad offrire alla struttura scolastica quel qualcosa in più, che i giovani percepiscono dentro di loro, ma che, molto spesso, non viene catturato e compreso dal resto della società. A Sanremo, ad esempio, già da più di dieci anni è attiva una struttura, “Baraonda”, capitanata dal Dott. Fulvio Rombo. 
Con il Dott. Rombo decido di non approcciarmi come giornalista bensì provo a confrontarmi con lui, capendo se le informazioni che ho raccolto, corrispondano anche a quello che oggi egli possa definire il proprio bagaglio di esperienze. Fulvio, così come lo chiamano i ragazzi e le ragazze, analizza davvero tanti casi, ascolta i dubbi e cerca di aiutare coloro che vogliono un aiuto, un consiglio, su tanti argomenti, come la scuola, i sentimenti e il rapporto genitori – figli: “Secondo me le tematiche da approfondire sono la condizione dei ragazzi e quella dei docenti. Senza correre il rischio di generalizzare, possiamo dire che questa generazione di bambini e adolescenti è, in superficie, dotata di maggiori competenze (esempio quelle tecnologiche), ma meno abituata all'ascolto, alla tolleranza, alle frustrazioni, al pensiero sulle esperienze e sulle emozioni. I giovani di oggi sono, talvolta, circondati da adulti fissati ad un funzionamento psichico adolescenziale: genitori e persone adulte cercano di proporsi con complicità ma sono meno capaci di autorevolezza e non sono quindi un riferimento così solido. 
Per quello che riguarda i docenti, quelli più motivati, si ritrovano a gestire casi individuali e classi molto difficili, agitate e problematiche, che talvolta richiedono capacità educative, che travalicano l'aspetto didattico, che non tutti i docenti sono capaci e desiderosi di metterci. I docenti meno preparati quindi soccombono: nel migliore dei casi non incidono, nel peggiore recano danno a sé o all'alunno stesso, che non si porterà dietro l'esperienza di un adulto significativo. Il tutto condito da un depauperamento della scuola pubblica, voluto da una politica che non comprende che se i problemi sono diversi e in costante incremento, le risorse bisogna aumentarle e non diminuirle.” 
Fino a questo punto, possiamo già comprendere, dalla voce di un insegnante e da quella di uno psicologo, quanto il mondo della scuola sia davvero particolare, sotto molteplici aspetti: la motivazione degli insegnanti che lotta molte volte, con l’apatia e la mancanza voler conoscere. La capacità e la voglia di saper scendere dalla cattedra per aiutare a risolvere le problematiche più disparate, che spesso, poco hanno a che fare con l’insegnamento oggettivo delle discipline. La sopravvivenza delle strutture educative, che molte volte, anziché essere incentivate, vengono depauperate da tagli senza una ragione comprensibile, facendoli passare, ex iure, sotto la scusa del “contenimento della spesa pubblica”: in nome di questa, i vari “esecutivi” italiani, nel corso della storia, hanno tagliato fondi, ridotto le capacità economiche di scuole ed università, facendo, in questo modo, arretrare la qualità dell’insegnamento italiano e nel peggiore dei casi, disincentivando le molte menti intelligenti, fresche e desiderose di migliorare. La famosa “fuga dei cervelli”, avviene anche perché mancano soggetti ed istituzioni che diano la possibilità ai giovani italiani di dimostrare quanto essi, davvero valgano.
L’efficienza, le perfomances singole e collettive, la meritocrazia, davvero nella scuola di oggi restano scritte sulla carta, data la mancanza di un riscontro concreto sul campo: abbiamo scuole che sono all’avanguardia tecnologicamente, possiedono LIM (lavagne interattive multimediali) e computers, ma allo stesso tempo soffrono per mancanza di fondi che permettano l’acquisto di schede per le fotocopie o fondi che creino anche una piccola e semplice occupazione, come quella dei collaboratori scolastici, i bidelli di una volta: in diverse scuole della nostra zona non è difficile trovare situazioni del genere! Basta incontrare e discutere con qualsiasi persona graviti intorno ad un istituto scolastico perché vengano fuori i problemi: libri sempre più costosi, zaini e quaderni che soccombono alle mode del momento, tasse universitarie e contributi regionali allo studio sempre più gravosi nei bilanci delle famiglie liguri. Senza dubbio l’innovazione deve servire come strumento di miglioramento, anche in funzione della scuola italiana del 2012, senza però chiedere di investire unicamente verso questa. I libri di testo, secondo le nuove leggi italiane, che recepiscono direttive europee, devono essere multimediali, in due modi possibili: libro di testo classico, con allegato un cd-rom, oppure “misto”, con un codice impresso su un’etichetta, che, inserendolo su un apposito sito internet, permette all’utente di scaricare il formato elettronico delle pagine e gli esercizi da svolgere a casa. Siamo sicuri però che si va verso la direzione giusta? 
L’accessibilità al mondo di internet, attraverso il computer, è un lusso che non tutte le famiglie possono permettersi: i costi delle connessioni internet ADSL italiane, dati alla mano, sono tra i più alti in Europa, o ancora, le pertinenze ad un computer, come stampante e scanner, non hanno prezzi così competitivi come sembra, in prima istanza, basta accorgersene quando bisogna cambiare una cartuccia di inchiostro. Tutto questo, ovviamente, si aggiunge al resto delle spese correnti di una famiglia, dove magari solo il padre lavora e porta a casa uno stipendio, con il quale riesce a far vivere dignitosamente due o più figli. Il lavoro, quindi, deve tornare ad essere un buon punto di partenza nella scuola italiana del 2012: la dignità di chi lavora e il diritto a lavorare - leggi labor, fatica, articolo Uno della Costituzione Italiana -&nbsp; con la quale oggi molte famiglie riescono a far studiare i propri figli. 
La scuola può essere vista anche come una struttura burocratica dello Stato. Per questo motivo sono diverse le figure che vi ruotano intorno, oltre ai ragazzi e agli insegnanti. Direttori amministrativi, applicati di segreteria e dirigenti scolastici, che una volta si chiamavano presidi, oggi si tende a dimenticarli, ma, senza i quali, sarebbe davvero difficile accedere alle strutture scolastiche o ai servizi che queste offrono. Pensiamo solamente alle iscrizioni annuali, alla formazione delle classi e alle richieste per i buoni libro: qualcuno potrebbe, a buon diritto, affermare che sono uffici “dovuti” dallo Stato, dimenticando però, che quest’ultimi, sono formati da persone, le quali, anche loro, possono scattare una fotografia della nostra scuola. Il Preside Osvaldo Giraudo, per molti anni, ha “guidato” il Liceo “Aprosio” di Ventimiglia, incontrando le famiglie quando avevano bisogno di aiuti e chiarimenti, dialogando con il personale docente in diverse occasioni, dai consigli di classe agli scrutini di fine anno scolastico, impartendo direttive agli uffici amministrativi. Secondo il Prof. Giraudo, il problema principale della scuola è il sistema di reclutamento del personale: “Il personale docente e non docente si basa sulla scia delle graduatorie, che a loro volta si formano solo sul punteggio dato dai titoli e dal servizio. 
Questo sistema fa sì che i lavoratori, che entrano nella scuola, possano avere una certa esperienza data dai servizi prestati che, però, dice ben poco sulle altre caratteristiche richieste. Per quanto riguarda il personale non docente, il Dirigente Scolastico ha pochissimo spazio di manovra, poiché i vari settori a disposizione sono circoscritti e poco differenziati. Per il personale docente, c'è qualche margine in più: il dirigente scolastico ha, infatti, la possibilità di distribuire i docenti nelle varie classi tenendo conto delle qualità professionali, delle attitudini a lavorare nel gruppo che opera in una certa classe, delle esigenze personali. Tutto questo funziona se la percentuale dei docenti con buone conoscenze specifiche e con buone capacità didattiche è piuttosto elevata. 
E' importante, per il dirigente scolastico, poter assegnare i Docenti alle classi, perché egli sa che al centro di tutto deve esserci l'alunno, con la sua formazione culturale, le sue attitudini e lo sviluppo delle sue capacità.” Che rapporto ha avuto con i ragazzi, Preside? Sempre che sia possibile parlare di un'unica via di rapporti: “I miei rapporti con i ragazzi hanno sempre tenuto presente quanto detto prima e, per questo motivo, ho, ogni giorno, provveduto a indirizzarli verso un percorso per loro proficuo, attraverso una politica scolastica basata su quei punti e attraverso un approccio anche individuale, relativo ai problemi da affrontare.” Con i genitori, invece? Un rapporto improntato sempre alla comprensione reciproca, oppure non sono mancati momenti di divergenza? Per quali problemi chiedevano, maggiormente, il suo aiuto?: &nbsp;“Per quanto riguarda i genitori ho avuto qualche difficoltà quasi esclusivamente nel primo anno scolastico, soprattutto con le madri che, più dei padri, hanno faticato a metabolizzare le richieste provenienti dal nuovo tipo di scuola e il diverso approccio dovuto nei confronti della nuova situazione.” 
In effetti, nella scuola di oggi, a detta di molti insegnanti, c’è un paternalismo esasperato: il commento che maggiormente si sente oggi riecheggiare, riprende la differenza tra i genitori di ieri, che, qualora il proprio figlio riceveva una punizione dall’insegnante, arrivato a casa, gli aspettavano altri momenti non proprio felici e quelli di oggi, che, piuttosto di non aver problemi, difendono i figli a spada tratta. La società di oggi infatti, basata sulla velocità istantanea dei rapporti umani, non permette di fermarsi ad ascoltare “i perché” i propri figli si comportano in determinati modi, quando sono a scuola, all’interno, cioè, di un ambiente sociale comune e continuativo, che sfugge alla logica della velocità istantanea, tipica del mondo degli adulti; in questo modo i consigli degli insegnanti, dei presidi e degli psicologi, cadono nel vuoto o peggio, visti come avversari! 
Chiedo al Preside Giraudo, che oggi è in pensione, come vede la scuola che ha lasciato pochi anni fa, se è sempre la stessa oppure se stia cambiando e in che maniera: “La Scuola di oggi ha un po' perso il passo coi tempi, e mi riferisco al Liceo in particolare perché lo conosco di più, continua a fornire dei validi strumenti culturali e formativi ai giovani, ma è sempre più distaccata dalla realtà delle cose. Essa si potrebbe paragonare a una bella opera d'arte chiusa in un museo, in un luogo dove si gode della bellezza dell'opera stessa ma dove non si respira l'aria, magari un po'inquinata, della strada.” Una scuola non aderente alla vita di tutti i giorni, così però si darebbe implicitamente ragione a chi afferma che la scuola è una perdita di tempo, cambiando poi pensiero quando ci si ritrova adulti. Una scuola, come la vede lei, Preside, mi ricorda le letture della Russia Dostoevskjiana, in particolare il Palazzo d’Inverno, splendido, perfetto al suo interno, circondato all’esterno dalla miseria. Senza voler emulare i compiti degli “inquisitori”, chi può, oggi, ritenersi responsabile? “Una grave colpa di ciò va data ai vari Ministri della Pubblica Istruzione, soprattutto quelli dell'ultimo periodo, che non hanno saputo (o voluto) impostare una riforma basata su percorsi formativi validi e utili anche per il futuro. 
Le differenze fra la Scuola di oggi e quella di ieri sono veramente pochissime e il problema sta proprio lì: il reclutamento del personale e il percorso formativo proposto agli studenti sono rimasti pressoché identici negli ultimi trent’anni, mentre il percorrere del tempo è stato veloce e inesorabile.”.&nbsp; Preside, io però l’ho conosciuta sempre combattivo e con una voglia di dar una mano ai suoi studenti. Oggi cosa consiglia e quindi, cosa augura, agli studenti della scuola? “Agli alunni auguro che, in futuro, vengano loro proposti dei percorsi formativi più utili e, nel frattempo, spero che tutti coloro che contribuiscono alla loro formazione vogliano il loro bene e che, proprio per questo, non diano loro delle monete false da spendere”. 
Concludendo questa piccola inchiesta, posso affermare che bastano davvero pochi istanti per comprendere meglio le piccole realtà del nostro paese e della zona in cui viviamo. A Ventimiglia, ad esempio, come nel resto della zona intemelia, i servizi sociali in collaborazione con l’ASL – servizi educativi – e la scuola, da moltissimi anni portano avanti campagne di sensibilizzazione e di informazione su tematiche davvero importanti come la sessualità e l’uso di sostanze stupefacenti. Argomenti, che probabilmente, buona parte della società non si immagina neppure che tocchino da vicino proprio i più giovani. 
Ognuno di noi, allora, nella realtà quotidiana, anche con l’informazione e con la voglia di sapere qualcosa in più, può fare molto per la scuola: quella struttura, che abbiamo visto, essere formata, non da insegnanti avidi, poiché penserebbero solamente al loro basso stipendio, oppure da banchi senza viti e sedie vuote, ma soprattutto da realtà ed emozioni che, se aiutate ed alimentate con amore e dedizione, creeranno una società migliore, in grado di sviluppare politiche alternative di sviluppo e crescita non solo economica, ma anche sociale e culturale, nei periodi di crisi, guarda caso, create proprio da soggetti, che, troppo velocemente, hanno dimenticato quello che appresero un giorno a scuola.]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Ventimiglia</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 11:14:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Olivetta San Michele: Statale 20, quali soluzioni?</title>
			<link>http://ventimiglia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/olivetta-san-michele-come-superare-le-periodiche-chiusure-della-statale-20.html</link>
			<description><![CDATA[Il Sindaco del Comune dell'entroterra della Val Roya, Marco Mazzola, propone alcune soluzioni che permetterebbero di superare il periodico &quot;empasse&quot; della vallata.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="typo3temp/pics/7061dc52e5.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Il sopralluogo del 18 Aprile&nbsp;ha evidenziato le criticità del territorio ove corre la Statale 20, che, a mio avviso, rendono improcastinabile una progettualità definitiva ed una realizzazione, magari a lotti, delle indispensabili opere di messa in sicurezza, dallo svincolo autostradale di Ventimiglia al confine di Stato di Olivetta San Michele (Fanghetto), al fine di scongiurare il pericolo di future frane e gli enormi disagi conseguenti alle chiusure al&nbsp; traffico. 
Sulla Statale, lo ripeto ormai da 8 anni, transitano mediamente 4.000 auto al giorno, per lo più provenienti dal Basso Piemonte (Provincie di Cuneo e Torino principalmente) e dai Comuni francesi ed italiani dell'entroterra (Breil, Saorge, Sospel, Olivetta San Michele, Airole etc.), i cui residenti hanno necessità di raggiungere la costa, principalmente per motivi di lavoro. In attesa che vengano realizzati interventi definitivi a mio avviso si rende indispensabile, per mitigare perlomeno i disagi conseguenti alle chiusure della Statale 20, l'allargamento del ponte sul&nbsp; Rio Tron, sulla Strada Provinciale 73,&nbsp;ove viene dirottato l'intero traffico della Statale. Solo attraverso detta strada provinciale, infatti, è possibile accedere direttamente alla Costa e ad Olivetta San Michele, senza percorrere neanche un metro della Statale (Breil-Sospel-Olivetta; Breil-Sospel-Mentone-Ventimiglia). La vecchia Statale, ora dei Comuni di Ventimiglia ed Airole, ove il 9.12.1990 hanno perso la vita due persone, schiacciate dai massi provenienti dalla collina, versa in uno stato ancor peggiore rispetto a quello in cui si trovava nel momento in cui è stata dismessa dall'Anas spa e, in ogni caso, consente solo di baipassare il tratto più recente della Statale 20 (da Trucco ad Airole). 
Confido, pertanto, che all'odierno interessamento di tutti gli enti interessati (Anas spa, Regione, Provincia, Comuni di Ventimiglia, Airole ed Olivetta San Michele) segua un impegno comune per il definitivo superamento delle annose problematiche e, nell'immediato, uno sforzo per mitigare i profondi disagi provocati dalle frane, che oramai si ripetono con cadenza pressoché semestrale. 
Il Sindaco di Olivetta San Michele, Avvocato Marco Mazzola]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Ventimiglia</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 13:35:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Taggia: la passeggiata della discordia</title>
			<link>http://taggia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/taggia-la-passeggiata-della-discordia.html</link>
			<description><![CDATA[I lavori rallentati del lungomare celano forse un'accordo Genduso-Alberghi?]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/DSCN1446.JPG" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Interrogato nel corso della presentazione della sua lista civica &quot;E' ancora tempo&quot;, &nbsp;il Sindaco Vincenzo Genduso aveva assicurato che il sedime pedonale e stradale del nuovo lungomare di Arma di Taggia magari non sarebbe stato ricoperto dalla pavimentazione ma sicuramente sarebbe stato completato il fondo in cemento per permettere l'accesso agli stabilimenti balneari e agli esercizi commerciali e la predisposizione dei dehors.&nbsp;
Oggi, a meno di un mese dalle elezioni e a 2 mesi e mezzo dal termine dei lavori indicato sul cartello del cantiere, il sedime sembra ben lontano dall'essere ricoperto. Dopotutto sta lavorando solo una squadra di 5 operai invece delle 2 squadre di cui Genduso aveva parlato con gli esercenti interessati dai lavori. Così come invece&nbsp;di procedere in 3 lotti (dall'Alberghiero al Clipper, dal Clipper alla piazza della Rosa dei Venti, dalla piazza al Punta Mare)&nbsp;si è deciso di partire pressochè simultaneamente con i due lotti dall'Alberghiero fino alla Rosa dei Venti.&nbsp;
Pare che manchi ancora totalmente l'impianto elettrico dell'illuminazione pubblica, ma che questo non possa comunque venir posizionato finchè non arriveranno e verranno messe a dimora&nbsp;le nuove palme (palme, sì, di quelle preferite dal punteruolo rosso) al posto dei vecchissimi e maestosi&nbsp;eucalipti ormai eliminati, poichè è prevista un'illuminazione a led a terra attorno al fusto delle nuove palme. Ma i lampioni? niente da fare, mancano anche lì i cavi elettrici, pare perchè non si sia ancora deciso su quale tipo di lampione utilizzare.&nbsp;
Ma come mai i lavori non sono stati accelerati come avviene di consuetudine quando ci si vuole far rieleggere? sta girando per Taggia un'ipotesi alquanto fantasiosa che vuole che Genduso stia &quot;boicottandosi&quot; per cedere il passo ad Alberghi (ex Assessore proprio ai Lavori Pubblici). Ora quest'ipotesi si collocherebbe nella stessa linea dell'ipotesi di un vecchio accordo tra Genduso e Alberghi in cui il primo, contattato dalla sinistra che gli offriva il suo appoggio, avrebbe comunque chiesto ad Alberghi di candidarsi al suo posto, rendendosi&nbsp;infatti&nbsp;disponibile a cedergli&nbsp;il passo.&nbsp;
Nel frattempo i lavori arretrati e il cantiere aperto &quot;pied dans l'eau&quot; non si limitano a provocare l'apprensione di chi&nbsp;nel week-end di Pasqua cercava una casa o un albergo per le ferie estive, ma hanno causato la chiusura del ristorante Playa Manola (pare&nbsp;in gestione al ViceSindaco, Ivan Lombardi, già patron de L'Olio Colto di Taggia), inaccessibile, disagio al&nbsp;Tatanka Club (anche il dj&nbsp;Claudio Coccoluto ha dovuto attraversare il cantiere senza tappeti e ghiaino), personale degli esercizi commerciali&nbsp;che da a tempo pieno ora lavora part-time perchè senza il dehor non c'è abbastanza lavoro e godere del panorama del cantiere dalle balconate dei bar non è proprio il massimo per un turista in cerca di relax e atmosfera balneare.]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Taggia</category>
			
			
			<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:15:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Ventimiglia,quale futuro per Via Hanbury ?</title>
			<link>http://ventimiglia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/ventimiglia-quale-futuro-per-via-hanbury.html</link>
			<description><![CDATA[Nascono nuovi locali nel centro cittadino di Ventimiglia,nascerà un nuovo polo attrattivo di clienti o sarà una cattedrale nel deserto ? Questi gli interrogativi di molti su Via Hanbury.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="typo3temp/pics/e2eeb9ac18.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[La centralissima via Hanbury a Ventimiglia sta vivendo ormai da qualche anno un restyling completo. Prima con la realizzazione dell’isola pedonale nel tratto compreso tra via della stazione e la chiesa di Sant Agostino, progetto voluto dall’amministrazione Scullino, che ha ridisegnato la configurazione della strada facendola diventare un potenziale luogo di aggregazione per giovani e meno giovani della città di confine. Ora si assiste all’apertura di bar, se ne contano tra la citata via Hanbury e la zona antistante alla chiesa di sant' Agostino ben 10 (di cui uno in fase di apertura). 
Ben vengano le attività ricettive, ma nel caso della piccola strada ventimigliese ci sembra di osservare una forte deregolamentazione: i locali sono in sostanza tutti attaccati, senza soluzione di continuità. 
Sarà questo un vantaggio? Anni fa anche a Bordighera alta si è assistito alla nascita di più locali e ritrovi, all’inizio erano soltanto quattro i ristoranti aperti nel centro storico della città delle palme. ora sono quadruplicati. Il centro storico bordighotto ha il vantaggio di avere un ampio parcheggio alle sue porte (la spianata del capo). Quindi vedendo lo sviluppo di via Hanbury, ci poniamo una serie di domande: Vi sarà un coordinamento tra i vari locali per variare l’offerta?
I locali di via Hanbury adotteranno lo stesso metodo della vicina Bordighera ovvero apertura serale per attirare i clienti? Ventimiglia da sempre soffre i locali rumorosi, il turista ed anche il residente intemelio mal vedono i locali che alzano i decibel.
Vi sarà un coordinamento delle varie proposte dei singoli locali? Alcuni rilevano che il proliferare di locali uno di fronte all’altro, di fatto, dopo il posizionamento dei tavolini rende difficoltoso il transito anche pedonale nella via. Sarà anche questo un aspetto da verificare 
]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Ventimiglia</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 11:13:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Sanremo: appuntamento con Giulio Marietta della &quot;Caritas&quot;</title>
			<link>http://sanremo.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/sanremo-appuntamento-con-giulio-marietta-della-caritas.html</link>
			<description><![CDATA[&quot;Bosnia e Balcani vent'anni dopo l'assedio di Sarajevo&quot;. L'incontro avverrà Venerdì sera nella sede dell'Ass.ne &quot;Città invisibili&quot; in Via Palma n.39.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/immagini/foto_Donatella_lauria/Cultura/229px-Evstafiev-sarajevo-building-burns.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Vent’anni fa il sei Aprile del 1992 il Muro di Berlino che ideologicamente separava l’Europa tra le Liberal- democrazie ed i Paesi del Socialismo reale era stato abbattuto dai giovani tedeschi da ormai due anni ed il vecchio Continente già stava pensando alle nuove sfide del terzo millennio quando all’improvviso in una delle sue più turbolenti e problematiche regioni, cioè nella Penisola balcanica, all’improvviso fu ricacciata in pieno medioevo. 
Ad onor del vero già da un anno l’ex Jugoslavia, dominata dal suo Stato federato più organizzato cioè dalla Serbia, si stava sgretolando: l’alpina Slovenia già, quasi senza colpo ferire, era diventata indipendente mentre la Croazia stava ancora conquistandosi combattendo una guerra fratricida e sanguinosa con l’Esercito federale il proprio diritto alla secessione. Fu tuttavia in quel giorno d’Aprile di vent’anni fa, con l’inizio dell’assedio di Sarajevo, la più dolce e cosmopolita tra le città slave del Sud Europa, che il Vecchio continente fu costretto a ricredersi in ordine ad un troppo entusiastico desiderio di allargamento immediato dell’Unione europea verso Est. 
Per quarant’anni la dittatura di Tito aveva riservato alla Jugoslavia un relativo benessere sconosciuto altrove nei Paesi comunisti ma crollata questa ideologia sotto le macerie del Muro, tutte le acrimonie, le rivalità, le incapacità di vivere assieme tra persone dello stesso ceppo etnico ma di differente credo religioso vennero a galla ed in quattro e quattr’otto crollò quella che si pensava potesse essere la prima Nazione della cosiddetta “Europa dell’Est” a fare il suo trionfale ingresso nell’Unione europea. 
L’assedio di Sarajevo, durato sino al Febbraio 1996, dopo la stipula degli accordi di Dayton, causò orrende stragi, più di undicimilacinquecento morti e si lasciò dietro una tale serie di tossine non ancora oggi del tutto eliminate. Non a caso iniziò il sei Aprile: quel giorno, infatti, non solo la Bosnia con un atto unilaterale aveva proclamato al sua indipendenza ma ricorreva pure il 47° anniversario dell’ingresso dei partigiani guidati da Tito nella città liberata dai tedeschi occupanti che ne eliminarono, tra il 1943 ed il 1945, gran parte della fiorente comunità ebraica. 
Sarajevo, la “ Gerusalemme dei Balcani”, nel cui cielo svettavano uno vicino all’altro minareti, campanili cattolici, cupole a bulbo ortodosse e candelabri di David divenne così la metafora di un’Europa il cui destino da troppe parti invece di indirizzarsi verso l’Unione transnazionale, sta pericolosamente pericolando verso la riscoperta dell’orgoglio etnico, quello delle Piccole Patrie che si credono autosufficienti. Oggi nei Balcani, dopo vent’anni, la situazione non è migliorata come ci si aspetterebbe: è vero la Slovenia ormai da otto anni è integrata nell’Unione europea e la Croazia, seppur con qualche tossina di troppo, si sta accingendo a compiere il grande salto ( la parola ora è ai singoli Parlamenti dei ventisette Paesi che già fanno parte dell’Unione europea) mentre la Serbia ed il Montenegro sono Stati associati economicamente, primo passo verso l’Unione, ma la Bosnia resta divisa in tre entità separate governate rispettivamente da Serbi, Bosniaci di credo musulmano e Bosniaci di nazionalità croata di confessione cattolica, mentre il Kossovo rimane nel limbo di trovarsi nella condizione di Nazione la cui indipendenza non è considerata illegittima ma neanche pienamente legale. La Macedonia, poi, è da quasi dieci anni che bussa alle porte di Bruxelles ma il pervicace veto greco da una parte, per Atene la Macedonia è solamente una sua regione interna, e l’aspirazione degli albanesi al ricongiungimento con la madre patria dall’altro, rendono vano ogni sforzo in merito. 
Non si può neppure tacere sul come le scorie balcaniche abbiano tentato di contagiare le aree vicine: innanzitutto in Italia dove si è fatta forte l’aspirazione di alcuni circoli nel Nord sviluppato del Paese di rendersi autonomi, se non indipendenti, dal Sud perennemente in ritardo e, poi, soprattutto nel piano Pannonico ove l’estremismo nazionalista ungherese, in nome di un non ben chiarito mito del “ grande torto subito” all’indomani della Prima guerra mondiale dalla nazione magiara sta cercando di insinuarsi&nbsp; nelle terre della Transilvania romena. 
Questa l’eredità lasciata all’Europa dalle orrende guerre balcaniche degli anni novanta del secolo scorso. Di tutto questo si parlerà venerdì sera negli spazi della Sede dell’Associazione &nbsp;“ Le città invisibili”, nome chiaramente ispirato al titolo dell’omonimo libro di Italo Calvino, di Via Palma 39. Illustrerà il tema il funzionario della locale A.S.L. Giulio Marietta, impegnato ai più alti livelli all’interno della Caritas Diocesana, nel corso degli anni novanta a portare gli aiuti umanitari in Croazia, Bosnia ed Albania, Marietta è un profondo conoscitore di quella che è stata in quel terribile decennio la vera storia di quei martoriati popoli al di là delle interpretazioni, troppo volte di parte e più attente a narrare i fatti dal punto di vista dei governi, che hanno fornito i mass- media. 
Ancora oggi Marietta, testimone qualificato, avverte che “ quelle esperienze gli hanno cambiato qualcosa dentro” e dunque si è reso disponibile ad edurre altri su quella che fu, che è, e che sarà la situazione ed il destino di una regione nevralgica per la vecchia Europa. L’incontro sarà preceduto da un aperitivo etnico con piatti balcanici che verrà servito a partire dalle venti.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 
<b>Sergio Bagnoli&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</b>]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Sanremo</category>
			
			
			<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:49:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Regione: mancano i fondi per accogliere i profughi</title>
			<link>http://www.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/regione-mancano-i-fondi-per-accogliere-i-profughi.html</link>
			<description><![CDATA[La Regione ha chiesto un incontro nazionale per risolvere l'emergenza della scarsa copertura finanziaria per risolvere l'accoglienza dei profughi, in particolare 38 tunisini con permesso di soggiorno temporaneo da rinnovare.

rassegna stampa]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/rambaudi_lorena_10_660_300.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
Accoglienza profughi senza copertura finanziaria. Nella seduta di Giunta di questa mattina il presidente Claudio Burlando ha chiesto all’assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi di convocare un incontro nazionale per la prossima settimana per affrontare questo problema.
Da gennaio mancano i fondi per proseguire il piano di accoglienza dei profughi fino alla fine del 2012 e dal Ministero dell’Interno non è ancora arrivata nessuna risposta. La situazione resta difficile, anche se non ai livelli dell’emergenza nordafricana dell’anno scorso. A riportare l’attenzione sul problema è l’assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi, dopo che gli enti gestori delle strutture sparse sul territorio hanno segnalato le difficoltà nell’accoglienza.
“Senza certezze economiche – ha detto l’assessore Rambaudi - sarà molto difficile arrivare a fine anno. È indispensabile avere risposte sia per incentivare il rimpatrio volontario assistito, sia per l’inserimento sociale dei profughi che ne hanno diritto”.
In una lettera indirizzata a prefetti e questori per segnalare il problema di ordine pubblico nel caso in cui non venissero confermate le risorse, l’assessore ha ricordato che sono 565 i profughi presenti in Liguria, 530 dei quali sono in attesa di una risposta alla richiesta di asilo (in tutta Italia sono 21.000).
In particolare per i 38 tunisini con permesso di soggiorno temporaneo inseriti nel piano si aggiunge il problema della scadenza del permesso di soggiorno nei prossimi giorni.
“Come conferenza delle Regioni – ha aggiunto Rambaudi - abbiamo chiesto con forza la ripresa della cabina di regia Stato Regioni &nbsp;per affrontare quella che rischia di diventare una nuova emergenza”.]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			
			
			
			<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 18:17:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Il punto della crisi politica imperiese di oggi</title>
			<link>http://imperia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/il-punto-della-crisi-politica-imperiese-di-oggi.html</link>
			<description><![CDATA[Doveva essere il giorno della svolta, quello in cui il Sindaco di Imperia Paolo Strescino avrebbe dovuto presentare la nuova Giunta Comunale creata per fare chiarezza e dare man forte all'Amministrazione Comunale sulle vicende relative al porto di...]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/Il-sindaco-Paolo-Strescino-e-il-vicesindaco-Marco-Scajola.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Doveva essere il giorno della svolta, quello in cui il Sindaco di Imperia Paolo Strescino avrebbe dovuto presentare la nuova Giunta Comunale creata per fare chiarezza e dare man forte all'Amministrazione Comunale sulle vicende relative al porto di Imperia. 
Ma, questa mattina, in conferenza stampa il primo cittadino non ha ritenuto corretto fare la presentazione data la vera e propria burrasca che è in atto. &quot;Non mi dimetto&quot; ha dichiarato Strescino. &quot;E' un momento di grandissima difficoltà per la città e per questo rivolgo un appello al Consiglio Comunale che valuti attentamente le proposte dell'Amministrazione con il solo interesse di tutelare la città.Chiedo una forte presa di coscienza da parte dei consiglieri. 
Non stiamo giocando: la questione del porto non è fine a se stessa; si rischia di fermare un'opera con un danno gravissimo per tutto l'indotto,per il Comune e per i numerosi posti di lavoro. Ho la responsabilità di tutelare gli interessi della città ma devo essere messo in condizioni di poterlo fare. Lascerò il posto solo se il Consiglio Comunale farà delle scelte contrarie al doveroso rispetto del proprio mandato. 
Auspico, comunque, che da lunedì qualcuno dei consiglieri diventi più ragionevole nel pieno rispetto e tutela della città di Imperia e dei cittadini&quot;. Visibilmente provato da questo periodo che, verrà ricordato sicuramente come il più buio per la città e per la provincia, il Sindaco si è lasciato andare , prima di congedarsi ad una battuta prettamente politica dichiarando:&quot;Questo non è il mio PDL. Io non mi riconosco più in questo partito a livello locale.&nbsp;Non ho mai cambiato casacca e non lo farò sicuramente ora; certo è che la mia delusione e l'amarezza sono tante e profonde&quot;.
A poche centinaia di metri dal Palazzo Comunale, nella sede del PDL,il coordinatore provinciale&nbsp; Marco Scajola non ha usato mezzi termini per chiedere le dimissioni immediate dell'uomo che, neanche tanto tempo prima, era stato individuato dal partito essere idoneo alla guida della città. &quot;Sono amareggiato- afferma Scajola- nel constatare che, il Sindaco da noi sostenuto, votato, eletto sia potuto arrivare a tanto ovvero a licenziare una giunta composta da persone corrette, serie e capaci. 
Il Sindaco, membro del coordinamento provinciale del PDL ha deciso di non far più riferimento a questo partito non tenendo minimamente in considerazione quelle che son state le scelte e le preferenze dei cittadini. Governo tecnico? E' come se Berlusconi, invece di dimettersi avesse nominato ministri tecnici. Sarebbe stato un governo politico ed è quello che si prospetta nella nostra città. 
Sono tredici anni che Strescino è in Comune quindi dovrebbe smettere con la costante cantilena di questi giorni e di dare ad altri la colpa. La città è allo sbando e lui se ne deve rendere conto; non si può più aspettare altro tempo, bisogna prendere decisioni e smettere di fare chiacchiere. Noi vogliamo venga inviato ad Imperia un commissario al di sopra delle parti, che non abbia legami politici e sia autorevole. La provincia di Imperia ha forti valori di democrazia ma quello a cui stiamo assistendo è un golpe alla democrazia. 
Noi rivendichiamo politicamente la scelta, fatta a suo tempo, della rivalutazione del porto turistico. Chiunque si trovi ad Imperia non può fare a meno di notare la bellezza di questo porto che noi abbiamo fortemente voluto per il bene della città e del suo sviluppo economico. In queste precise condizioni mi sento di affermare, con assoluta tranquillità che questa esperienza amministrativa deve finire. Subito.Io non provo niente di personale nei confronti del Sindaco, non c'è ostilità ma solo una forte amarezza.
&quot; A chi, dei colleghi presenti a chiesto a Scajola perchè non ci fosse la disponibilità del partito ad ascoltare le proposte del Sindaco ha così replicato:&quot;non ricordo una proposta costruttiva da parte di Paolo, credo che lui sia fortemente in imbarazzo. Il commissariamento è l'unica strada da auspicare per il bene collettivo&quot;.
Rimane l'amarezza nel constatare che una volta scoppiato &quot;l'affaire&quot; porto quella che sembrava , perchè così veniva dipinta, un'unica grande famiglia si stia sgretolando come un gigante d'argilla costruito su friabili impalcature, e che, in un gioco sottile di accuse e di colpe rimpallate, vere o presunte che siano, rimane una città allo sbando, come un veliero in balia del vento senza un porto sicuro in cui attraccare.]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Imperia</category>
			
			
			<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:13:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Demone del gioco e dipendenza da internet: le nuove &quot;droghe&quot;...</title>
			<link>http://www.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/approfondimenti/articolo/le-nuove-dipendenze-un-dramma-nascosto.html</link>
			<description><![CDATA[Sempre più spesso si sente parlare di “ludopatia”, di “internet addiction”. In tanti ignorano. Ma le statistiche sono drammatiche. Non a caso si parla di nuove “dipendenze” ben più subdole di quelle tradizionali.]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/immagini/foto_Donatella_lauria/varie/video-games-violence-children.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Un “gratta e vinci” può cambiarti la vita? Lo possono estrazioni milionarie che si susseguono ogni ora? 
Le macchinette “mangiasoldi” installate, ormai, in qualsiasi bar o tabacchino vengono stabilmente frequentate da donne e pensionati che si “scoppiano” così il già misero stipendio/pensione erogato in questo periodo critico un po’ per tutti.
Questa, in sintesi, la “ludopatia”. Una nuova “tossicodipendenza”. Non c’è droga, non c’è coca e non c’è eroina. Soltanto il “vizio del gioco” che ti entra dentro come un demone e ti brucia&nbsp; e spinge a giocare e giocare ancora, tanto prima o poi la “botta di fortuna” arriverà e ti ripagherà dei sacrifici (?) fatti.
A scapito come si diceva della stabilità economica tua e della famiglia che magari intorno a te gravita…e della salute psichica e fisica.
Un dato del Ministero della Sanità italiana è sconvolgente: il 3% della popolazione adulta è afflitta da questa dipendenza…
Circa 2.000.000 di persone insomma ne sarebbe afflitta. E le macchinette o slot che dirsi voglia aumentano in Provincia sempre di più (sono circa settemila). Recentemente a Bordighera, per esempio, il progetto di apertura di una mini “casa da gioco” provocò la giusta rabbia di Donatella Albano, esponente del Pd in Provincia, la quale fece notare come il business in questione oltre ad essere moralmente inaccettabile fosse in mano a famiglie affiliate alle “ ‘ndrine” locali (ciò la costrinse a girare “sotto scorta per le minacce ricevute).
Ora, un segnale forte nella lotta a questo fenomeno, avverrà da oggi anche a Ventimiglia: l’associazione “L’Ancora”, infatti, nella sua storica sede in Via Sant’Anna, inaugura proprio oggi un ulteriore percorso riabilitativo legato alla dipendenza dal gioco; accanto ai percorsi “storici” di recupero per l’alcolismo e le dipendenze da sostanze stupefacenti, a partire dai prossimi giorni, educatori e psicologi sosterranno i nuovi ospiti nel loro “iter” di riabilitazione (il centro opera sia come centro “diurno” che come struttura “a tempo pieno”) volto a riconquistare il primato della propria affettività umana e sociale sui meccanismi stranianti del gioco.
Un segnale “forte” per una realtà all’avanguardia e sempre in prima linea a difesa dell’individuo e della “humanitas” nel senso latino del termine.
Ma ora come ora si parla anche di “internet addiction”: twitter, Facebook, la realtà virtuale e gli “avatar” che ognuno si scieglie in questo mondo “digitale” che assumono connotazioni sempre più reali. Per chi vi è dentro.
In realtà, ovviamente abusandone, ci si aliena, ci si estranea dal mondo, dalle relazioni sociali.
Un fenomeno in piena evoluzione. Negli Stati Uniti studiato fin dal 1995, in Italia scoperto solo da poco tempo, ma con le prime drammatiche conseguenze.
Di recente sono stati, infatti, inaugurati i primi centri di recupero di soggetti sofferenti di “internet addiction” (schiavi ovvero della tecnologia, nella fattispecie di internet).
Che Cronemberg in “Existenz” ci avesse visto lungo era risaputo (il regista canadese è un genio): il suo protagonista viveva perennemente “on line” (e parliamo di un film di vent’anni fa) attraverso un “chip” installato sotto pelle all’altezza dei reni e collegato ad un “server”.
In tal senso, dicevamo, a Torino e a Roma (Policlinico Gemelli) sono state aperte le prime cliniche tese a curare questi nuovi “tossici”: la cosa sconvolgente è che l’approccio terapeutico è il medesimo delle patologie alcoliste e “tossiche” vere e proprie – da un primo approccio di gruppo ad un approccio singolo e individuale, mirato sulla personalità del soggetto.
L’utenza? La dott.ssa Bonelli dei Servizi sociali di Ventimiglia ci è di aiuto, in tal senso: “<i>Dal ragazzino di quindici anni che non stacca gli occhi da facebook o dall’ultimo gioco di ruolo, al quarantenne “intossicato” solo recentemente dall’universo parallelo della tecnologia estrema…Nella fattispecie (statisticamente), il ragazzino tende ad avere una fruizione smodata dei “war games” – giochi di guerra e similari, mentre l’adulto un consumo esponenziale di immagini a contenuto pornografico. Siamo sempre nel campo delle dipendenze “comportamentali” di tipo compulsivo, dove l’uso esasperato delle tecnologie giunge ad intaccare e modificare il tenore delle relazioni sociali ed affettive.</i>
<i>Occorre diffidare anche dalle risposte del tipo: “Io su internet sto solo tre ore”. Il “trucco” sta nel non fare di quelle tre ore il centro vitale e focale della propria vita.</i>
<i>Il Giappone, forse, è il paese più affetto da questa nuova dipendenza: si parla di sindrome di “hikikomori” – il progressivo isolamento straniante dell’individuo dalla realtà e dalle relazioni sociali che lo porta a isolarsi, a non uscire più ma paradossalmente a delegare i suoi contatti con il mondo esterno ad una connessione on line per svariate ore consecutive della giornata. La nostra realtà ventimigliese e locale non si è ancora confrontata specificatamente con queste problematiche ma, per esempio, su Sanremo il Dott. Sciolè, dirigente del Sert potrebbe avere avuto modo già di affrontare simili problematiche”.</i>
Da ultimo, si segnala tra la copiosa bibliografia in materia di “internet addiction”:
Kimberly Young – “Presi nella rete, intossicazione e dipendenza”&nbsp; - Calderini Bologna 2000, in cui la sociologa statunitense individua cinque gradi a salire per capire quando un soggetto possa dirsi “catturato nella rete”.
]]></content:encoded>
			<category>Approfondimenti</category>
			
			
			
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 14:00:00 +0200</pubDate>
		</item>
		
		<item>
			<title>Caltagirone ha &quot;una rara capacità organizzativa delinquenziale&quot;</title>
			<link>http://imperia.ponenteoggi.it/categorie/leggi-articolo/argomento/cronaca/articolo/caltagirone-ha-una-rara-capacita-organizzativa-delinquenziale.html</link>
			<description><![CDATA[In sintesi è questa la motivazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che ha respinto l'istanza di scarcerazione per il costruttore romano, nell'ambito dell'inchiesta &quot;Porto di Imperia s.p.a.&quot;]]><![CDATA[<p></p>]]><![CDATA[<img src="http://www.ponenteoggi.it/fileadmin/ponenteoggi/content/immagini/foto_Donatella_lauria/Arresti/caltagirone.jpg" />]]></description>
			
			<content:encoded><![CDATA[Quaranta pagine. Questo il &quot;corpo&quot; delle motivazioni, rese note quest'oggi dagli organi di stampa, relative al diniego alla scarcerazione per&nbsp;Francesco Caltagirone Bellavista.
Oltre al timore che una volta fuori il costruttore potrebbe adoprarsi per inquinare le prove, vi sarebbe anche il rischio, non remoto, di una fuga riparatrice all'estero (villa a Cap Ferrat e frequenti viaggi negli Stati Uniti) oltre che il sospetto di una possibile&nbsp;reiterazione&nbsp;del reato - in tal senso voci di una inchiesta gemella pronta a partire,&nbsp;relativa al bacino portuale di Civitavecchia, sempre per &quot;truffa aggravata ai danni dello Stato&quot;.
Insomma un calderone &quot;pericoloso&quot; alla base della decisione dei Giudici genovesi.
I legali Diodà e Moroni stanno vagliando le possibilità di un ricorso per Cassazione, l'ultimo&nbsp;mezzo giuridico&nbsp;per poter strappare il loro assistito al carcere di Imperia in cui è rinchiuso dal 5 Marzo.
Nel frattempo emergono dettagli inquietanti come cavi portuali che da poche centinaia di metri si allungano a svariati chilometri, al fine di gonfiare i costi e trarne sempre maggior beneficio.
I Giudici del Riesame reputano, altresì,&nbsp;Caltagirone, pur con i suoi 73 anni, una persona psichicamente e fisicamente valida e stabile. Di qui la decisione del diniego anche dei &quot;domiciliari&quot;.

]]></content:encoded>
			<category>Cronaca</category>
			<category>Approfondimenti</category>
			<category>Imperia</category>
			
			
			<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 14:41:00 +0200</pubDate>
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