venerdì 9 dicembre 2022
21.09.2011 - A.Paraninfo

Gran Bretagna choc. Tolti i figli obesi ai genitori

La notizia, che ha avuto grande risonanza sui giornali esteri e nazionali, è del 5 settembre: in Inghilterra quattro fratelli francamente obesi sono stati tolti ai genitori, accusati di non essere capaci di farli dimagrire.

La decisione dei servizi sociali è arrivata dopo tre anni di pressioni sui genitori perché ottenessero una perdita di peso dei bambini. Due anni fa, già dopo un breve periodo di allontanamento dei figli, era stato deciso di tenere la famiglia sotto stretta osservazione facendola vivere in un appartamento in cui assistenti sociali monitoravano costantemente ciò che veniva consumato ai pasti e altre vicende quotidiane. Secondo il Mail on Sunday, uno dei giornali inglesi a riportare la notizia, non sarebbero state tuttavia date regole su quanto avrebbero dovuto mangiare. Alla fine, nonostante fossero stati aboliti gli snack, non è stato raggiunto un risultato apprezzabile. Decretato dunque il fallimento dell'operazione, ecco il clamoroso provvedimento che ha suscitato molte polemiche e tanta sofferenza. 

Questa tristissima vicenda colpisce con violenza, perché ha l'amaro sapore del fallimento globale di tutte le iniziative possibili nella lotta all'obesità (anche in america qualcuno ha già proposto di togliere i figli obesi ai genitori!). Sa di dichiarazione di impotenza, di perdita di ogni speranza. 

È ineluttabile tutto ciò? E a casa nostra cosa succede?

In Italia oltre il 30% dei bambini intorno agli otto anni è in sovrappeso, e il 12% di loro è obeso. 

Le numerose campagne informative studiate negli anni, i progetti nelle scuole, gli incontri pubblici, i dibattiti, i consigli elargiti dagli esperti tramite tutti i media e altre iniziative preziose, sembrano da sole misure poco efficaci a stimolare nelle famiglie cambiamenti significativamente rapidi delle abitudini alimentari, o comunque tali da indurre un'inversione di tendenza del fenomeno.

Più recentemente sono stati ideati programmi di sorveglianza sanitaria, indagini comportamentali e progetti a livello nazionale ed europeo, istituiti per analizzare e monitorare nel tempo i comportamenti “a rischio” per fasce di età, e per uniformare in “decaloghi” le indicazioni per le famiglie a instaurare buone regole a tavola da parte dei pediatri.

Quindi molto si sta facendo a livello istituzionale e di ricerca. Ma questi sono ambiti che possono sembrare distanti ai più. C'è qualcosa che può fare subito ognuno nel suo piccolo?

Partirei dalla considerazione che a livello collettivo siamo ormai per la grandissima maggioranza edotti sul fatto che imputato di favorire il sovrappeso è l'eccessivo consumo di cibi ad alta densità calorica, ricchi di grassi e zuccheri, e pensando alla giornata tipo di un bambino fin dalla primissima infanzia, alla quantità di persone che può incontrare ogni giorno, un gesto sale immediatamente alla mente: “vuoi una caramella (“un bombo”, a seconda dell'età)?.... siamo talmente abituati a farlo che ormai è una proposta di rito. Ma è un'offerta che con il tempo (e soprattutto se fatta dagli adulti che il bambino considera di riferimento)  insegna ad assumere tranquillamente cibo che andrebbe invece evitato almeno nella prima infanzia, e comunque consumato solo saltuariamente. 

Ciò che anni addietro era e poteva essere considerata un'eccezione è in ultima analisi divenuta una dannosa  consuetudine. Sono convintamente dell'idea che sia giunta l'ora di restituire pienamente alla famiglia l'onere di gestire il consumo degli alimenti ad alta densità calorica, ricchi di grassi e zuccheri, in modo che non ne sfugga il controllo, almeno fino all'età della scuola primaria (dovrebbero essere totalmente aboliti nei bambini più piccoli!!).

“Un'abitudine, se non contrastata, presto diventa una necessità” ammoniva S. Agostino....  

Le caramelle non rispondono ad alcuna necessità alimentare: perché non nutrire invece lo spirito sostituendone l'offerta fuori casa con un sorriso e una parola di apprezzamento?

 

 


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