venerdì 9 dicembre 2022
02.11.2011 - Adriana Paraninfo

REALTA' QUOTIDIANA E SANE ABITUDINI: PORTIAMOLE A PRANZO!

Il pranzo fuori casa è praticamente un obbligo per quanti lavorano in grandi città o comunque troppo lontano da casa per farvi un salto durante l'interruzione di metà giornata. Uno studio del Centro Studi Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) presentato a maggio di quest'anno in un convegno alla Fiera di Milano rileva che sono più di 12 milioni le persone che, soprattutto per motivi di lavoro (9 milioni), si trovano a pranzare in bar o ristoranti. Si parla di una media del 30% della popolazione (quindici anni fa era il 25%), con uno scarto che va dal 17,5% nei piccoli centri al 35% nelle grandi città.

Foto by Flikr: AlphaTangoBravo / Adam Baker

Forse con non troppa soddifazione se, come emerge dal rapporto Censis del 2010, ben 40 Italiani su 100 sono “frustrati a tavola” nel senso che vorrebbero mangiare più sano ma non riescono.

Oggi si comincia a mangiare fuori casa all'asilo nido, e se fino alla fine delle elementari il pasto è ben tutelato, strutturato, studiato per coprire i fabbisogni energetici, ben bilanciato e vario, alle secondarie di primo ma soprattutto di secondo grado non è detto che ci sia una mensa di supporto.

E qui la questione diventa davvero impegnativa, perché chi può fa i salti mortali per preparare qualcosa in anticipo o cercare di stare con i ragazzi, ma capita anche di doverli lasciare ad aggiustarsi in totale autonomia. Ed è in occasioni come queste che può nascere quello che sempre il Censis chiama “politeismo alimentare”, ossia un'alimentazione del tutto personalizzata, improntata al soddisfacimento di propri gusti e preferenze, svincolato da principi salutistici, e che produce abbinamenti casuali a volte anche contradditori, come l'acquisto di prodotti biologici e la frequentazione dei fast food. 

Insomma, chi pranza fuori può non essere soddisfatto della qualità di ciò che trova, ma anche stando a casa si ricorre spesso a cibi precotti o comunque pronti, inscatolati, preparati industriali pieni di sale o esaltatori di sapidità e grassi di varia origine ma poveri in vitamine e fibre vegetali.  

La possibile conseguente frustrazione per non potere/sapere fare di più o meglio per raggiungere un'alimentazione sana e varia, che può esasperarsi in chi ha figli da crescere (per effetto del senso di colpa) è un disagio sottile che arriva ad avvelenare le migliori intenzioni.

Si tratta di uno scollamento, percepito come fosso invalicabile, fra la realtà del quotidiano e ciò che può apparire come attuabile solo in un mondo ideale.

Come conciliare il quotidiano con una sana alimentazione?

Rimandando magari ad un'altra occasione un commento sulle diverse tipologie di pranzo, e potendo qui dare solo indicazioni generali ipotizzando una condizione di piena salute, quello che è importante sapere è che al giorno d'oggi bisogna partire dalla conoscenza del cibo. Non si può operare una scelta pienamente consapevole su cosa mettere nel piatto se non attraverso una proficua lettura delle etichette degli alimenti. Inoltre, come primo approccio, si può confrontare il proprio stile alimentare con quello suggerito dalle Linee Guida per una sana alimentazione.

 

Si discosta molto?

 

Stabiliamo delle priorità e iniziamo con un obiettivo alla volta, che potrebbe essere la doppia porzione di verdura al giorno come riuscire a mangiare pesce almeno due volte alla settimana.

Un piccolo trucco infine può essere, guardando ciò che si ha nel piatto, domandarsi se non sia possibile operare una semplificazione: degli ingredienti (per esempio evitando la presenza contemporanea di cibi animali diversi come carne e formaggio), o della cottura (pesce al vapore piuttosto che fritto), o del condimento.

Partendo dalle proprie abitudini e facendo, dove necessario, un piccolo ma significativo cambiamento alla volta, è possibile raggiungere gradualmente nel tempo importanti cambiamenti senza arrendersi alle prime, inevitabili difficoltà.

Foto by Flikr: AlphaTangoBravo / Adam Baker


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