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08.05.2014 - Stafano Fantino

Arresto Scajola: i retroscena della vicenda, la latitanza di Matacena

Stefano Fantino, giornalista ed esperto di mafie, ha scritto per Ponenteoggi un approfondimento sulla vicenda che ha visto coinvolto l'ex Ministro degli Interni.

Arrestato in mattinata l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola, nell'ambito di una indagine condotta dalla Dia di Reggio Calabria: il politico imperiese è accusato di aver aiutato nella sua latitanza l'ex parlamentare forzista Amedeo Matacena, condannato in terzo grado a cinque anni e quattro mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Matacena Jr, figlio dell'omonimo armatore, noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell'agosto 2003. sarebbe stato aiutato da Scajola nel tentativo di lasciare Dubai per il Libano, dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione della pena.

 La latitanza di Matacena

 L'operazione in mattinata in un albergo in via Veneto a Roma: Scajola si è detto “sconvolto e sconcertato” per il provvedimento che ha portato in carcere altre 7 persone, tra cui le segretarie di Scajola e Matacena, rispettivamente Roberta Sacco e Maria Grazia Fiordelisi. L’ex ministro imperiese, assolto tre mesi fa per la vicenda della casa “a sua insaputa” di via del Fagutale a Roma, sarebbe secondo la Procura reggina al centro di una associazione segreta internazionale di tipo massonico che gli avrebbe permesso di organizzare e far funzionare la latitanza di Matacena, anche in collegamento con i gruppi falangisti libanesi che avrebbero dovuto garantire l’impunità all'ex parlamentare. «L’ex ministro è stato arrestato perché avrebbe aiutato l’ex parlamentare Amedeo Matacena a sottrarsi alla cattura per l’esecuzione pena dopo essere stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa», ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. Intanto in mattinata diverse perquisizioni anche a Imperia, nell'ufficio dell'ex ministo, in via Matteotti, ufficio già presidiato da uomini in borghese dalle prime luci dell'alba: nella sede dell'attività politica di Scajola sono stati sequestrati computer e documenti. Altre perquisizioni alla villa di Diano Gorleri, sulle alture di Imperia, dove sono stati sequestrati computer fissi e portatili, tablet, alcuni smartphone e documentazione cartacea relativa a alcune società riconducibili proprio all'inchiesta su Matacena.

 Una rete internazionale

 Telefonate e registrazioni video inchioderebbero Scajola: diversi gli incontri registrati, con l'ex ministro a colloquio con parenti e sodali di Matacena. Ordine di arresto spiccato anche per la seconda moglie di Matacena, l'ex modella Chiara Rizzo, e la madre Raffaella De Carolis ma è dai perquisiti che si può delineare il quadro entro cui Scajola e il suo “protetto” si sarebbero mossi: dalle perquisizioni della Dda di Reggio Calabria emerge il gioco di potere internazionale su cui “u ministru” avrebbe fatto leva per garantire la latitanza del compagno di partito. Fra i perquisiti ci sono infatti Emo Danesi, storico affiliato alla loggia massonica P2 e soprattutto l'imprenditore calabrese Vincenzo Speziali, 39 anni, nipote dell'omonimo senatore di Forza Italia. Proprio questi avrebbe, grazie al suo matrimonio con una nipote di Amin Gemayel , avrebbe garantito un contatto con i falangisti libanesi.  Ex presidente libanese durante la guerra civile, nuovamente candidato dei cristiano-maroniti, Gemayel ha una lunga storia di rapporti con l'Italia, dall'amicizia con Andreotti, alla visita allo stesso Speziali in Calabria all'amicizia con Lorenzo Cesa (Udc) e i recenti incontri con Silvio Berlusconi. Una rete internazionale che permetterebbe quindi a Matacena di negarsi alla giustizia italiana: “Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all'arresto" ha sottolineato il procuratore Cafiero De Raho . Arresto appunto per la condanna che lo vede vicinissimo a esponenti della cosca Rosmini, tra le più potenti della 'ndrangheta reggina.

 Le liti all’interno di Forza Italia

 Ormai estromesso attivamente dalla politica del centrodestra italiano Scajola sarebbe diventato il coordinatore della latitanza del compagno di partito facendosi carico di aspetti logistici e finanziari per permettere a Matacena di trasferirsi da Seychelles agli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale. Ma senza una procedura di estradizione (non esistono accordi bilaterali con l'Italia e in loco non è previsto il reato contestato) Matacena era rimasto in attesa. E Scajola sarebbe stato pronto a procurargli un passaggio in Libano. Dove ricordiamo, proprio un mese fa, è stato arrestato un altro big del centro destra italiano, Marcello Dell'Utri, scovato il 12 aprile in un albergo di Beirut. A stretto giro dall'arresto arrivano le dichiarazioni, prima tra tutte quella di Berlusconi: “Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato», così l'ex Cavaliere nell’intervista a Radio Capital, dove ha precisato che Scajola non è stato candidato in lista non perché si avesse sentore di un arresto ma perché: “avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato”. Di certo anche un risvolto politico emerge dall'inchiesta: l'ostracismo delle nuove leve di Forza Italia verso i vecchi “leoni”, tra cui lo stesso Scajola. Ad esempio una  serie di liti telefoniche tra Scajola e Giovanni Toti ben deciso nel bloccare e limitare gli accessi dell'ex ministro ligure e di Denis Verdini nel gotha del centro-destra italiano.

 Expo 2015, arrestato l’ex senatore Grillo

 Vecchi leoni del Pdl alla ribalta: oltre a Scajola oggi giornata campale anche per l'ex senatore berlusconiano Luigi Grillo, spezzino nato a Carrara e ora nelle fila del Nuovo Centro Destra. Arrestato anche lui in un blitz all'alba che ha portato alla definizione di sette ordini di cattura riguardanti alcuni appalti dell'Expo 2015. L'inchiesta vedrebbe al centro una serie di fatti di turbativa d'asta e di corruzione relativi all'Expo e al processo 'Città della salute'. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, turbativa d'asta e corruzione. A reggere tutto il sistema di intermediazione ci sarebbero Primo Greganti, il compagno G militante del PCI già coinvolto in Mani Pulite, che all'epoca rifiutò ogni collaborazione con i magistrati  e Gianstefano Frigerio, ex segretario regionale della Democrazia cristiana, finito in carcere, poi fatto eleggere in Forza Italia e uscito dal parlamento quando le condanne sono passate in giudicato.  Grillo sarebbe stato  una sorta di intermediario di presunte irregolarità in appalti di Infrastrutture Lombarde.

 

 

 


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