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26.01.2015 - Redazione

Il caso: Marassi, è un teatro di violenza?

Appena 10 giorni sono trascorsi da quando il SAPPe Liguria aveva annunciato un inizio anno cruento per una serie di eventi dalla matrice particolarmente cruente tra i quali il suicidio del detenuto Bartolomeo GAGLIANO a Sanremo.

Escalation non placata,- come riferisce il SAPPe della Liguria – oggi pomeriggio, proprio a poche ore dall’apertura dell’anno giudiziario dove l’emergenza carcere è stato trattato solo dal punto di vista del sovraffollamento,  nel cortile passeggi di Marassi, per cause in via di accertamento, è avvenuta una maxi rissa tra detenuti albanesi e sud americani. Due detenuti sono ricorsi alle cure mediche per suturare le ferite riportate probabilmente colpiti da rudimentali armi da taglio o da punta.

Il segretario del SAPPe – sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria – Michele LORENZO evidenzia che Marassi a fronte di una capienza ottimale di 550 detenuti, ne “ospita” ben 705 dei quali 386, pari al 55%, sono stranieri e la Polizia Penitenziaria accusa una carenza che supera le 110 unità.

Sono numeri questi che devono riaccendere l’attenzione sulla necessità di accordi bilaterali con stati esteri affinché vengano restituiti nei paesi d’origine quei soggetti che si rendono protagonisti di reati continuati e che mantengono una condotta illegale anche nelle carceri.

L’evento odierno, continua il SAPPe, avrebbe potuto avere serie conseguenza in quanto al momento della maxi rissa erano presenti nel cortile passeggi quasi 200 detenuti e l’organico della Polizia Penitenziaria vedeva poche unità presenti. Comunque il loro intervento è stato tempestivo e provvidenziale per aver evitato il peggio in quanto i “rissosi” alla vista dei poliziotti hanno subito interrotto la guerriglia.

Il SAPPe denuncia l’assenza di validi strumenti a disposizione della Polizia Penitenziaria, come ad esempio l’utilizzo di spray urticante, ma anche metal detector efficienti per il controllo dei detenuti. La maxi rissa di Marassi è sinonimo di continua allerta da parte della Polizia Penitenziaria che deve arginare e fronteggiare tali cruenti episodi senza strumenti.

E’ indispensabile - conclude LORENZO - assicurare la sicurezza negli istituti della Liguria, e non sono bastati i circa 1000 eventi critici che hanno segnato la Liguria nel 2014 per convincere la nostra Amministrazione ad abbandonare vecchi progetti come la sorveglianza dinamica che non può più essere applicata in un sistema penitenziario contrassegnato da continui episodi che ne mettono in discussione la validità. Attendiamo, fiduciosi, un intervento dei politici liguri sulle criticità delle carceri della Regione da noi più volte rappresentate.


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