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08.10.2014 - Iacopo Colomba

La Svolta, reportage di uno studente: terminato il primo round ma la storia è già stata scritta

Iacopo Colomba, laureando ventimigliese, ha seguito da vicino le fasi della sentenza e racconta a Ponenteoggi...

 

Oggi,  a seguito di 10 udienze e dopo che sono state effettuate decine di perquisizioni, sequestri, interrogazioni  e dopo essere state raccolte diecimila intercettazioni, era finalmente in programma l'udienza finale di primo grado del processo ribattezzato "La Svolta".
Consapevole dell'importanza dell'appuntamento, mi sono recato al Tribunale di Imperia, nonostante un furioso acquazzone che segna l'inizio definitivo di un autunno che fino a questo momento si era divertito a travestirsi da estate.
Una volta passato il metal detector e i normali controlli di routine all'ingresso del Tribunale, mi sono fiondato nell' aula  bunker situata al piano terra e ospitante il processo che ha per sempre sconvolto il Ponente Ligure.
L'udienza, svoltasi alla presenza di numerosi giornalisti e degli stessi imputati (molti dei quali sottoposti a detenzione cautelare all'interno della cella presente nell'aula) é cominciata intorno alle 10: 30, é durata all'incirca un'ora, ed ha visto essenzialmente protagonista Federico Paraschiva (assolto al termine del processo, insieme a Scullino e Prestileo) e il suo avvocato, il quale ha sollevato alcune controrepliche ed eccezioni a tutela del suo assistito.
Dopodiché il collegio giudicante si é ritirato in camera di consiglio per decidere e la maggior parte dei presenti sono stati invitati ad uscire.
A quel punto mi sono ritrovato in mezzo a numerosi parenti  degli imputati e ho cercato di carpire qualcosa dai loro sguardi e atteggiamenti: le donne erano generalmente truccate e ben vestite ma i loro sguardi erano velati da malinconia e tristezza, quasi come se avessero già intuito l'esito; gli uomini invece erano costantemente in atteggiamento baldanzoso e di sfida, convinti che anche questa volta sarebbe andato tutto liscio.
Dopo la lunga camera di consiglio, le forze dell'ordine hanno riaperto le porte poco prima dell'una e si é finalmente potuto affluire in un'aula dove la tensione era palpabile e visibile sui volti di ogni persona presente.
Una volta che il giudice ha cominciato a leggere il dispositivo, anche il meno ferrato in diritto ha intuito che sarebbero fioccate condannate ma il culmine del pathos si é raggiunto con la lettura delle pene inflitte alla famiglia Pellegrino.
Da quel momento l'aula, che era già una polveriera, portava alla mente immagini dei maxi processi curati  da Falcone e Borsellino, o se vogliamo passare all'immaginario filmico, le scene della pellicola-capolavoro  "Salvatore Giuliano" di Francesco Rosi.
I parenti dei condannati hanno infatti cominciato a lanciare urla di ogni tipo nei confronti del giudice e del Pm Arena, aggiungendo considerazioni sconclusionate e stereotipate del tipo "Ai marocchini che stuprano e uccidono non fate nulla , ai nostri parenti date centinaia di anni di carcere".
A questo punto anche i condannati all'interno della cella si sono uniti al coro, fra tutti il giovane Vincenzo Marcianò (nipote del boss Peppino), che prima si é "limitato" a gridare insulti come "Miserabili", "Cosi lordi", "Infami", sbraitando genericamente contro l'ingiustizia che gli é stata fatta e contro i pentiti e le intercettazioni (ricevendo calorosi applausi dai suoi familiari) ma che in seguito é passato ai fatti lanciando una bottiglia al di fuori delle sbarre e aggrappandosi alla porta della cella nel tentativo di forzarla.Nel mentre gli altri condannati davano manforte al Marcianò nelle oscenità nelle minacce (rivolte anche a Christian Abbondanza che, assieme a Marco Ballestra, é stato fra i primi a denunciare la presenza massiccia della 'ndrangheta in Liguria) e le guardie carcerarie a fatica ricomponevano l'ordine in aula, invitando tutti a uscire.
La giornata si é quindi conclusa con  la somma complessiva di 202 anni e 5 mesi di condanna, multe, pesanti confische, interdizioni dai pubblici uffici e, soprattutto, con una sentenza che per la prima volta nella storia della Liguria riconosce giuridicamente la presenza sul nostro territorio di cellule criminali legate alla 'ndrangheta.
Probabilmente seguiranno nuovi sviluppi all'interno di questo procedimento, ma nonostante ciò sono consapevole di essere stato il testimone oculare di una storica pagina della lotta alla criminalità organizzata in Liguria.

 

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