mercoledì 5 agosto 2020
14.06.2014 - Redazione

Dolceacqua: l'arte figurativa entra nel castello dei Doria

Per il mese di giugno, fino al giorno 29 precisamente, il Castello dei Doria di Dolceacqua ospita  tre artisti di diversa estrazione culturale.

In un panorama di apertura all’informazione europea di più ampio respiro, Dolceacqua, già sensibile al riguardo, incentiva  l’arrivo di artisti dall’Europa ed oltre.

Il Maestro Scultore Elio Lentini ha fatto da promotore consapevole all’iniziativa, organizzando la mostra.

Di seguito sono riportate alcune informazioni degli artisti.

Antonio Caiafa nasce in Basilicata nel 1955. All’età di dodici anni si trasferisce con la famiglia in Brianza, dove compie gli studi. Durante l’adolescenza, nei mesi estivi, lavora presso i laboratori di diversi artigiani mobilieri e restauratori. Particolarmente  attratto dall’arte del restauro, decide di dedicarvisi a tempo pieno e quella diverrà la sua professione. Inizia, dapprima, ad impararla nelle botteghe di esperti colleghi.

Dai quali carpisce i preziosi segreti del mestiere.

Agli inizi degli anni ’80 intraprende l’attività in proprio, ottenendo i primi importanti riscontri.

Quasi per gioco “scopre” la pittura: lo affascina il colore in tutte le sue sfaccettature e fa della policromia naturale  il tema centrale delle sue opere che, quasi fosse loro legato in modo viscerale e indissolubile, preferisce tuttavia non esporre.

Negli anni ’90 partecipa, con i suoi lavori, a numerosi eventi:

E’ospitato, tra l’altro, in due occasioni alla Mostra dell’Artigianato di Erba e in altre due occasioni presso il Salone delle Esposizioni di Villa Erba a Cernobbio.

Nel 1993 viene citato nella pubblicazione “ La guida al mercato antiquario ”.

Nel 1995 si dedica alla creazione di lampade artistiche in vetro dipinto.

Dalla fine degli anni ’90 trasferisce la sua attività a Como dove il suo laboratorio diventa meta di vari artisti con i quali inizia una intensa collaborazione .

Dal 2009, ospite estivo dell’isola d’Ischia, espone consuetudinariamente, a Forio, delle sue opere,    alcune delle quali costituiscono il cuore del catalogo “ Giocando con i colori”.

Nel 2012, in occasione di un evento culturale, allestisce una mostra presso “La Corte Dei Butti” a Como in località “Cardina”.

La rivista specializzata “Il Quadrato”, nel numero della ricorrenza del 50° della fondazione, gli dedica un ampio servizio redatto dal Direttore e Critico d’arte Giorgio Falossi. *

Nella primavera 2013, nell’ambito della Biennale, viene invitato  al Palazzo del Turismo di Jesolo (Venezia) dove, come ospite privilegiato, partecipa alla rassegna “L’uomo ed il mare”.

Il Comune di Cernobbio dal 14 giugno al 7 luglio ha accolto una sua esposizione nella prestigiosa Villa Bernasconi.

L’assessorato alla Cultura del Comune di Parre (Valle Seriana –BG), ha ospitato per tutto il mese di agosto 2013, la sua singolare personale  “L’interpretazione dei colori”.

* E’ sufficiente vedere le opere di Antonio Caiafa per sentire la voce dell’anima. Si possono leggere anche i titoli, ma è solo per avere una conferma. Si pensa al figurativo tanto è immediata e reale la comprensione del messaggio caiafesco. Poi si pensa all’astratto senza trovare le troppe astrusità che ci lasciano indecisi . No, qui è un battito d’ali, una vaporosa sfumatura di colore, di luce, di odore che, come certi mattini cristallini della primavera, li senti prima di vederli. Le componenti principali di questa pittura sono nella gestazione di un linguaggio che privilegia sensazioni o tematiche di estrema eleganza. Ma ci vuole la magia artistica di Antonio Caiafa per renderle possibili.

LIDIA NAWROCKA

Nata in Polonia dove si laurea all'università sezione Belle Arti, si trasferisce poi in Italia dove lavora nel campo della moda come fashion e textil designer, coltivando sempre la passione per l'arte utilizzando, oltre alla pittura ad olio, materiali quali pietre, tessuti, pezzi di carta raccolti e riutilizzati dando loro una nuova forma. Al suo attivo ha diverse mostre personali e collettive in Italia, Svizzera e Francia.

OLGA POLICHCHOUK

Olga Polichtchouk nasce nel 1957 a Leningrado, la città delle “notti bianche” che dal 1991 ha riacquisito il suo nome originale: San Pietroburgo.

Da sempre punto di incontro delle correnti artistiche classiche Europee, fondamentali Sovietiche e moderne Russe, Leningrado influenza la giovane Olga che comincia a dipingere in giovanissima età. Olga decide di fare dell’arte la sua professione. Nel 1974 consegue la maturità classica e contemporaneamente studia al liceo artistico “190 Fontanka” dove frequenta le lezioni di pittura e di disegno dei maestri più noti della città: Valentin Kavoline e sua moglie Tamara.

Successivamente frequenta "I corsi dei liberi disegnatori" all'Accademia delle Belle Arti per seguire la nota artista Tatiana Vladimirovna Gorb e il  maestro Nikolai Koscelkov nel suo atelier.

Grazie alla sua scioltezza artistica, Olga, ancora studentessa, si fa conoscere come illustratrice per un periodico diretto ai giovani, il “Leninskie Iskri", molto famoso ai tempi sovietici e collabora sia con la rivista "Kostőr" che con la televisione sovietica.

Il risultato brillante dei suoi studi  provvede a garantirle l’ammissione -  nel 1980 -  all'Accademia Statale di Arte Industriale. In quel periodo, per mantenersi agli studi, Olga insegna alla scuola media “429”.

E’ sempre nel 1980 che l’artista illustra, con una grafica particolare, le poesie di un autore israeliano: Il libro esce nel 1981.

Il 1986 è l’anno della laurea a pieni voti con lode. Olga entra a far parte del progetto Buran ("Буран" che in russo significa tempesta di neve) firmando un contratto di lavoro come  designer progettista di prototipi. Il progetto Buran era un programma spaziale sovietico, iniziato nel 1976, il cui obiettivo era costruire una navicella spaziale riutilizzabile simile allo Space Shuttle della NASA.

Sempre nel 1986 il comitato scientifico del più importante spazio espositivo della città, "Il Manege", la ammette alla partecipazione del Salone D'Autunno.

E’ il periodo della Perestrojka un complesso di riforme economiche, in simbiosi con una maggiore trasparenza nella vita pubblica, la glasnost, introdotte grazie a Mikhail Gorbačëv nell'estate 1987 per ristrutturare l'economia nazionale. Un passaggio epocale questo che Olga vive con entusiasmo e con grande forza creativa. E’ di quegli anni, infatti, la collaborazione con la Galleria D'arte "Ariadna", il cui ricordo, funestato dalla terribile fine della gallerista, è ancora vivo.

Nel 1990 – con il rilascio dei passaporti per l’estero – Olga Polichtchouk, anima inquieta e desiderosa di ampliare la sua cultura, parte immediatamente con il primo invito ad esporre in Germania alla “Standart Kollekzia”.

Nel 1991, si stabilisce a Milano, dove grazie all’appoggio Lino Marzulli, grande amico e noto pittore, recentemente scomparso, comincia subito a esporre. Ed è sempre a Milano che Olga insegna pittura all' Accademia del tempo Libero presso l'Istituto Gonzaga.

Collabora con lo studio di architettura "Δ2" realizzando elementi pittorici d’autore per interni, tra i quali tre tele per la Fiera di Milano ed alcuni dipinti per gli interni del ristorante "Samarani Cafè" a due passi dalla Madonnina.

Oggi Olga fa parte dell’ Associazione Italiana Acquerellisti condividendo la passione per la tecnica dell'acquerello e si dedica all'insegnamento di pittura ad olio e mastichino, acquerello classico e alla primà nel suo studio di Milano.

Hanno scritto di lei:

·         1987 − "Il design che soffre", serie di pubblicazioni dedicate a Olga Polichtchouk come                   persona а creativa che è entrata in conflitto con la produzione di oggetti di largo             consumo. Pubblicato sul quotidiano di S.Pietroburgo, Smena - autore: Sosnov    Arcadio;

·         1989 − "Una della Montmartre" - articolo dedicato a Olga e alle sue opere, ITAR-  TASS, autore: Ganscin Viktor

·         1993 − Arte e Cultura, critica scritta dal Dott.Giuseppe Martucci, Milano.

·         1998 – Rivista "AVIS"

·         2007 "IL culto dell'occhio", articolo dedicato alle tecniche pittoriche e alla filosofia         artistica di Olga Polichtchouk. Autore Fabiana Panizzolo.


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