domenica 21 ottobre 2018
20.11.2014 - Mario Acampa

Il "supponente", la nuova rubrica di style firmata dall'attore Mario Acampa

L'attore torinese Mario Acampa, volto televisivo e interprete di teatro, inizierà una collaborazione con Ponenteoggi parlando di moda e tendenze.

Supponènte agg. [part. pres. di supporre, con accezione propria, prob. region.]. – Che ha o rivela presunzione, sdegnosa superiorità; altezzoso e arrogante. Grazie Treccani.

 E così abbiamo tracciato il profilo del mostro comune. Dell'individuo o essere muta forma viscido che si insinua nella società e commenta, giudica, fa l'opinionista...perché è così "ci sono due tipi di persone: chi intrattiene e chi osserva" diceva un importante filosofo, o forse era Britney Spears nel singolo Circus, ma insomma chi siamo noi per disdegnare un plateale esempio di cultura pop. Tutti vorremmo rasarci a zero e picchiare un paparazzo con un ombrello e se non possiamo permettercelo lo osserviamo e basta e spesso anche con una certa supponenza. Perché lo snobismo è il male chic del secolo, più o meno radical. Se Belen posta una foto su Instagram con i tacchi giallo fluo, qualcuno metterà i tacchi gialli e qualcuno ne prenderà le distanze additando (con tono saccente) “la perversa dinamica social pubblicistica come fuorviante e diseducativa”, ma verosimilmente molti di questi cercheranno su Google se Gesù vestisse o meno di viola in quaresima per essere sicuri di poterlo fare o meno, dimenticando che all'epoca mancava il giallo fluo e forse (e dico forse) mancava anche Zara, altrimenti in quaresima saremmo tutti catarifrangenti...chi può dirlo.

 

Le mode sono meravigliose perché sono supponenti. Perché credono di sapere cosa e' bene per noi e io lo trovo meravigliosamente affascinante. Che Miranda Presley si prendesse la briga di scegliere il cardigan ceruleo di Andrea ne Il diavolo veste Prada lo trovo un sollievo inenarrabile. Qualcuno che fa per te. Qualcuno che decide cosa è meglio, togliendoci dal dubbio dell'errore. "L'ha detto la tv che il sale fa male" dice mia madre e quindi niente sale da mesi. Ma allora grazie tv. Perché lì, in quel momento, ci troviamo di fronte a un dictat e ritroviamo la libertà. Si, la libertà di scegliere se fare appello al nostro spirito critico o no. Se mettere in discussione il must have dell'ultima collezione autunno inverno o se affidarci al personal shopper e sti..cachi. Per la cronaca chi crede di esserne fuori perché tanto usa solo vintage non sa invece che ci e' immerso fino al collo nella moda, peggio di Brunetta nell'acqua di un lavandino. E si, ho fatto una battuta su Brunetta anche io perché va di moda. Per l'appunto. Ma ci stava anche bene Dotto, o qualunque altro nano delle favole con potere legislativo.

 

Ora torniamo a noi. Al lifestyle, al fashion, al cool che fa tanto figo. Avete una tv? Guardate un talent? Signori se la risposta è no io mi domando come facciate a intavolare conversazioni a cena. Di cosa parlate? Io adesso sono sintonizzato su X factor perché ormai ho pagato un anno di Sky quindi Tu si que vales se lo guarda il mio vicino sfigato...almeno finché non mi scade l'abbonamento. "Secondo me Madh è discograficamente papabile mentre Vivienne è stilisticamente immatura". Ipse dixit. Cioè fino a ieri ascoltavo Asereje (ve la ricordate?) senza un motivo spiegabile dallo scibile e adesso so cosa funzionerà su iTunes perché, a gusto mio, oggi questo mi piace e questo no. Fantastico. Ho persino il tasto per votare e se la Maionchi la pensa come me sono all'apice del fermento, così alla famigerata cena con gli amici posso giocarmi anche la carta "l'ha detto pure Mara" e non mi batte nessuno. Bom.

 

Che meraviglia i talent e la tv. Il top è quando commentatori e talenti (o quasi) si scontrano in diretta! La Lucarelli contro Enzo Miccio che si prendono a colpi di cipria sono l'apoteosi: "Sei una macchietta Miccio" e lui "truccati meno le pagnotte che hai al posto delle gote" e ringraziamo che non abbia detto anche a colpi di cosa. È così tutto l'aplomb e l'autoironia vanno a farsi struccare per crollare rovinosamente come nel finale de La morte ti fa bella, al primo commento (pertinente tra l'altro) dimostrando il vero male del secolo: la rabbia repressa. L'aspirazione al potere. Poco importa se con un telecomando o con una un'intolleranza alla critica. Eppure fa tutto parte del gioco. Tu intrattieni e io osservo e se osservo ho il potere. Tu intrattieni e quindi hai già avuto il tuo spazio. Giusto? Sbagliato? Bah, semplicemente è così. Fin qui tutto bene, perché parliamo di mode, supponenti per definizione. E quando tocca alle cose serie? Chi guarda e chi fa? Li il telecomando non c'è. E si sa, quando il gioco si fa duro noi italiani siamo bravissimi a cambiare canale e a dire che si stava meglio prima. Quando da Zara non c'era il fluo e i filistei vestivano male. Di tutto il resto parlerò nei prossimi capitoli de “Il Supponente”, ma voi non me ne vogliate.

 


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