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06.06.2013 - Donatella Lauria

Luca Masia, un podista che scrive per passione e non solo

Ponenteoggi ha incontrato il genovese Luca Masia, podista per passione e scrittore di successo. Di recente ha pubblicato "Il Sarto di Picasso". "Del podismo mi piace soprattutto l'allenamento, - dice - che è al tempo stesso divertimento e disciplina, svago e meditazione, fatica e rigenerazione".

Non è vero che sport e libri sono due universi distinti. Luca Masia corre, Luca Masia scrive. Due passioni che viaggiano su due strade che si intersecano nel suo cuore.

Nato a Milano nel 1962, vive, lavora e corre a Genova. Creativo pubblicitario, ha lavorato presso agenzie internazionali tra cui Tbwa e Young & Rubicam. In veste di scrittore si occupa di narrativa, drammaturgia teatrale e comunicazione d’impresa.
 L'ultimo lavoro è il "Sarto di Picasso". Si tratta di un romanzo che racconta la storia (vera) di un sarto napoletano che nel dopoguerra è emigrato a Nizza e per puro caso è entrato in contatto con il mondo dell'arte.

Ha conosciuto Picasso ed è diventato uno dei suoi più intimi amici, così come è diventato amico fraterno di Giacometti, Mirò, Severini, Campigli e molti altri maestri del Novecento.

Il libro è arricchito da un centinaio di immagini in buona parte inedite e costituisce un'occasione unica per entrare nell'atelier segreto di artisti quasi inavvicinabili, scoprendo aspetti nuovi e inediti del loro lavoro e del loro pensiero.

La scrittura e la corsa. Ecco come Masia "affronta" entrambe.

Che rapporto hai con la corsa?

Un ottimo rapporto: ho cominciato a correre in pista intorno ai quindici anni e non ho più smesso. All'epoca - erano gli anni settanta - praticavo i 400 metri; era un periodo d'oro per l'atletica italiana e avevo la fortuna di allenarmi a Milano con grandi campioni. Con il passare del tempo ho allungato le distanze, ma non ho mai perso il piacere delle ripetute brevi e delle corse veloci. Del podismo mi piace soprattutto l'allenamento, che è al tempo stesso divertimento e disciplina, svago e meditazione, fatica e rigenerazione. Poi c'è la gara, ma quello non è il momento più importante, è solo una tappa del cammino. La felicità è nel viaggio, non nella meta.

 Riesci meglio a correre o a scrivere?

Dipende dai giorni e dai periodi; in genere mi vengono abbastanza bene entrambe le cose perché amo fare entrambe le cose. Ovviamente la corsa è un divertimento; quindi considero un allenamento riuscito male un episodio comunque positivo. Una pagina scritta male è invece una pagina da riscrivere, finché non viene come deve venire.

Però sono due attività che si integrano nella mia vita quotidiana, perché scrivo e corro tutti i giorni.

 Raccontami qualche curiosità "podistica"

Questa intervista si lega all'uscita del mio romanzo "Il sarto di Picasso", che è ambientato a Nizza intorno alla metà del Novecento. Nel libro ci sono alcune descrizioni dettagliate della mitica Promenade des Anglais, dove in effetti non ho mai passeggiato, ma ho solamente corso. Proprio correndo ho visto le scene che poi ho descritto nel libro e altre - sempre correndo - me le sono immaginate.

Spesso, durante l'allenamento risolvo problemi di scrittura, immagino frasi e sviluppo trame. E' successo anche oggi, per esempio, correndo all'ora di pranzo su una strada in salita. Mentre affiancavo due ciclisti ho capito come risolvere un dialogo. Ma questa sarà materia del prossimo libro...

 Perchè sei diventato scrittore?

Ho sempre amato la lettura e quindi anche la scrittura. Fin da ragazzo pensavo che avrei fatto il giornalista o qualcosa del genere. Poi ho iniziato a lavorare in agenzia di pubblicità e ho svolto per molti anni il mestiere di copywriter. Dal testo pubblicitario alla sceneggiatura di un film o alla piéce di uno spettacolo teatrale il passo non è così lungo come si potrebbe immaginare. Il romanzo è invece un livello successivo; ci vuole mestiere, oltre che talento, per gestire le pagine di un romanzo. Ma io ci sono andato per gradi, cominciando con la scrittura di racconti.

 Ti emoziona più tagliare un traguardo dopo una gara o finire un libro?

Sono entrambe magnifiche sensazioni. Ma come ti dicevo prima, le considero tappe di un cammino. Amo scrivere come amo correre; e scrivere non è pubblicare un libro, così come correre non è tagliare un traguardo. Almeno, non solo. Sono pratiche quotidiane, discipline fisiche e mentali. Un po' come respirare. I libri e le corse sono sequenze infinite di parole e di passi: una parola dopo l'altra, un passo dopo l'altro...

 

 

 

 


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