martedì 5 luglio 2022
25.10.2014 - Redazione

Genova, Rixi: "la città dei progetti di carta"

Il consigliere regionale della Lega Nord chiede chiarezza sul futuro del Parco tecnologico degli Erzelli. “Come sono spesi i 250 milioni di finanziamenti al progetto?”

 

«I genovesi sono stufi di assistere a presentazioni di progetti, con immagini e proiezioni di grande impatto visivo e di comunicazione ma che, dopo anni di dibattiti, rimangono idee sulla carta e plastici di cartone» interviene Edoardo Rixi, consigliere regionale della Lega Nord, che chiede risposte certe sul futuro della creazione del Parco tecnologico sulla collina degli Erzelli sulle alture di Sestri Ponente. «Non vorremmo che – spiega Rixi – gli entusiasmi suscitati dal Blue Print del senatore a vita Renzo Piano distraessero l’attenzione della giunta regionale dalla realizzazione definitiva di un progetto, quello degli Erzelli: dopo essere partito tra tagli di nastri e inaugurazioni, si è via via arenato durante il cammino. Anche il governo Renzi sembra crederci ben poco visto che nella nuova legge di Stabilità è previsto un taglio di ben 35 milioni di euro in 7 anni al progetto.

L’idea della costruzione di un polo scientifico e tecnologico sulla collina di Erzelli, fra Sestri Ponente, Cornigliano e Borzoli, risale alla fine degli anni Ottanta. La nascita della Genova High Tech (GHT), società che aveva come scopo proprio la finalizzazione del progetto Erzelli, è dell’inizio degli anni 2000.

Passando dalle idee ai fatti, l’operazione ha perso pezzi anno dopo anno ed è addirittura finita sotto la lente d’ingrandimento, nel 2012, della magistratura a seguito di alcune denunce di estorsione di mazzette rivolte alle imprese subappaltatrici impegnate nei lavori di costruzioni.

Anche gli enormi palazzoni realizzati sulla collina che avrebbero dovuto ospitare aziende dell’high tech, assumere giovani tecnici e ingegneri, hanno perso i propri contenuti. Le incertezze sul trasferimento della facoltà di Ingegneria, tassello fondamentale per avvicinare il mondo dell’industria tecnologica genovese a quello accademico e quindi dare vita a start up e spinn off nel campo dell’innovazione, i ridimensionamenti della presenza di Ericsson, i dubbi su Esaote e le ombre su Siemens hanno contribuito a rendere, per ora, la collina degli Erzelli un enorme contenitore pressoché vuoto.

Eppure, ci risulta che la giunta regionale si sia impegnata nella realizzazione di questo progetto per ben 250 milioni di euro attraverso un prestito con la Carige e attenda ancora altre decine di milioni di euro da parte dell’Università. Inoltre, non è chiaro chi sia il vero regista dietro le quinte di questa ancora incompiuta operazione, vista la complicata composizione societaria fatta di fiduciarie, imprese di costruzioni con azionariati intricati che farebbero capo a Sopa, di cui si sa poco o niente.

Alla luce degli investimenti fatti dalla Regione, chiedo che la giunta dia risposte precise e dettagliate su come sono stati spesi, fino a oggi, i 250 milioni di euro chiesti in prestito a Carige: dettagli sui lavori eseguiti, a chi sono stati affidati, se con procedura di gara o direttamente, costo di consigli di amministrazione, consulenti e professionisti.  Non solo. Visto che la candidata “in pectore” alla successione di Burlando, l’assessore Paita ha dichiarato pubblicamente di non voler rinunciare agli Erzelli, vorremmo sapere quale sia il “piano B” in caso l’Università di Genova, alla fine, decidesse di non trasferirsi sulla collina di Sestri Ponente. Genova è stufa di progetti di carta e di una politica incapace di andare oltre gli schizzi, in punta di matita, del consulente senatore».


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