domenica 5 aprile 2020
04.03.2014 - Redazione

Regione: tutti i temi del Consiglio Regionale della settimana

Dichiarazione d’incostituzionalità della legge  regionale su alcune  proroghe delle concessioni demaniali

     Marco Melgrati (Forza Italia) con un’interpellanza ha affrontato la questione relativa alla dichiarazione di incostituzionalità della legge regionale che prorogava le concessioni demaniali interessate da eventi atmosferici, che avevano provocato danni agli stabilimenti balneari, ai beni demaniali e alle relative pertinenze incamerate. Melgrati ha ricordato che si tratta della terza legge che viene parzialmente o totalmente dichiarata incostituzionale nel giro di poco tempo. «Questo provvedimento, al quale anche noi avevamo aderito, appariva teso ad aiutare una categoria già colpita dalla norma europea della legge Bolkestein e alla quale la politica non sa dare risposte esaustive - ha detto Melgrati - . Questo non può, però, e non deve creare false speranze agli operatori di un settore sensibile e delicato, che è sub iudice dell’Europa per la deroga fino al 2020 concessa dal Parlamento italiano ma non ancora ratificato dall’Europa, con leggi regionali  che sono palesemente illegittime». Melgrati ha ricordato che la sentenza della Corte costituzionale, emessa il 4 luglio 2013, motiva la bocciatura “per contrasti con i vincoli derivanti dall’ordinamento  comunitario in tema di libertà di stabilimento e di tutela della concorrenza”. Ha ribadito inoltre che la  sentenza della Corte è avvalorata dai rilievi forniti dalla Commissione europea in una procedura di infrazione, iniziata con una lettera datata 5 maggio 2010. Melgrati, infine, ha chiesto alla giunta le ragioni del suo silenzio «sulla bocciatura di leggi importanti e perché si debba scoprirlo sfogliando riviste giuridiche» e se intenda non riproporre la legge o adeguarsi, modificandola secondo la normativa nazionale facendo tesoro dei rilievi della Corte costituzionale.

     Per la giunta ha risposto l’assessore  all’urbanistica Gabriele Cascino: «Non è vero – ha detto - che leggi regionali sono state dichiarate incostituzionali. Ci sono state diverse interpretazioni del dettato giuridico. La Regione Liguria si sta occupando della Bolkestein per quanto di sua competenza ma la proroga delle concessioni è competenza del governo. La Regione Liguria sul problema è capofila a livello nazionale in un tavolo istituzionale che lavora per varare una migliore disciplina della materia e per trattare con le istituzioni europee.  Le nostre aziende sono in una situazione e hanno una tradizione diversa dalle altre in Europa. Occorre ancorare la proroga delle concessioni ad una serie di investimenti stanziati dai concessionari. Questa posizione la dobbiamo portare al tavolo delle Regioni per raggiungere una posizione univoca sul tema da far valere a livello europeo».

Marco Melgrati ha replicato: «Non posso essere soddisfatto della risposta del tutto generica e approssimativa dell’assessore. Dovrebbe esserci unità di intenti ma ogni volta che si discute pezzi della maggioranza abbandonano il confronto per non far approvare le leggi. E’ ovvio che noi della minoranza siamo d’accordo a varare una modifica della legge sugli alberghi rendendo i vincoli più flessibili e superando l’ignavia di alcuni funzionari regionali. C’è un interesse forte da parte di tutti per riuscire a condizionare la politica romana superando una norma che suscita il terrore dell’affidamento alle aste per decidere le concessioni balneari. E questo colpendo imprenditori che hanno investito per anni e il cui lavoro fa parte della nostra tradizione».

 Mozione pubbliche assistenze rinviata

La discussione della mozione sul sostegno alle pubbliche assistenze (primo firmatario Matteo Rosso (FI) e sottoscritta anche Marco Melgrati, Marco Scajola, Roberto Bagnasco, Roberta Gasco,  Luigi Morgillo di FI, Franco Rocca, Alessio Saso e Gino Garibaldi di Ncd) è stata rinviata.

 Nuove regole per gestione, assegnazione e subentro nell’edilizia popolare E’ stato approvato all’unanimità dei presenti il ddl 288 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 29 giugno 2004, n. 10 (Norme per l’assegnazione e la gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e modifiche alla legge regionale 12 marzo 1998 n. 9 (Nuovo ordinamento degli enti operanti nel settore dell’edilizia pubblica e riordino delle attività di servizio all’edilizia residenziale ed ai lavori pubblici))”

Il disegno di legge apporta alcune modifiche alla legge regionale 29 giugno 2004 n. 10 in tema di assegnazione e gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, tenendo conto delle mutate condizioni socio-economiche e delle esigenze di accesso ad alloggi pubblici, emerse da parte di nuove categorie sociali.

Viene valorizzata l’autonomia dei Comuni nell’individuare ulteriori modalità di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica per i casi legati a situazioni i particolare disagio sociale, vengono meglio definite la disciplina del subentro e la definizione di componente del nucleo familiare, viene definita in modo più specifico la possibilità di ampliamento del nucleo stesso e facilitata la procedura di subentro tra coniugi. 

La Regione, inoltre, emana le linee guida sull’autogestione da parte degli stessi inquilini dei servizi accessori, degli spazi comuni e della manutenzione ordinaria. Spettano agli enti gestori i piani di mobilità dell’utenza, per facilitare una adeguata collocazione in alloggi commisurati al numero di componenti della famiglia, e la verifica della sussistenza dei requisiti previsti per l’ampliamento del nucleo familiare.

Più in particolare, sono previste disposizioni per il caso di voltura del contratto di locazione da parte dei nipoti a seguito di decesso dell’assegnatario, prescrizioni a protezione dei soggetti portatori di handicap, in tema di cause di decadenza e di mobilità. Sono previste  modalità di pagamento rateale, in caso di alienazione e di determinazione del canone e viene prevista un’indennità di indebita occupazione.

La legge rivede, inoltre, le regole e le condizioni di assegnazione e aggiorna le prescrizioni in caso di non ottemperanza alle norme e ai limiti Isee.

In particolare nel merito si evidenzia:

Entrano a far parte di diritto del nucleo familiare assegnatario il coniuge o il convivente di fatto dell’assegnatario; i figli dell’assegnatario nati o adottati durante l’assegnazione; gli ascendenti di qualsiasi componente del nucleo assegnatario. In questi casi l’ampliamento dell’assegnazione avviene dopo la verifica da parte dell’ente gestore della sussistenza dei requisiti previsti per la permanenza nel rapporto di assegnazione.

Il coniuge o il convivente di fatto dell’assegnatario in caso di decesso dell'assegnatario, subentra nell’assegnazione, purché la convivenza risulti dimostrata. Il subentro è consentito, qualora sia dimostrata anagraficamente la convivenza continuativa con l’assegnatario nei tre anni che precedono il decesso, ai soggetti che fanno parte del nucleo al momento dell’assegnazione, ai figli dell’assegnatario, anche se nati o adottati in un periodo precedente all’assegnazione, agli ultra settantacinquenni.

I nipoti discendenti in linea retta dall’assegnatario subentrano nell’assegnazione, in caso di decesso dell’assegnatario, se sono inseriti nel nucleo familiare in età prescolare o di frequenza della scuola primaria e se sono presenti senza soluzione di continuità; se residenti nell’alloggio in modo continuativo nei cinque anni che precedono il decesso dell’assegnatario e se dimostrano di avere assistito l’anziano parente in vita.

È consentito, dopo la verifica dell’ente gestore della sussistenza dei requisiti previsti per la permanenza nel rapporto di assegnazione, l’ampliamento del nucleo familiare dell’assegnatario nei confronti di figli, discendenti, collaterali fino al terzo grado e affini fino al secondo grado che, pur con nucleo familiare proprio, si trovino in condizione di emergenza abitativa (perdita dell’alloggio a seguito di ordinanza o sentenza esecutiva, domicilio in luoghi di detenzione o comunità terapeutiche o comunità di assistenza o ricovero).

In caso di separazione, di scioglimento del matrimonio si provvede all’eventuale voltura dell’atto di locazione, in conformità alla decisione anche provvisoria del giudice. Nel caso in cui il subentro avvenga tra coniugi si provvede mediante integrazione dell’atto di locazione originario. Al caso di decesso è equiparato ogni altro caso che comporti l’allontanamento non temporaneo dell’assegnatario.

Per i nuclei familiari che occupano un alloggio privo di barriere architettoniche è obbligatoria la mobilità, qualora all’interno dei nuclei stessi non siano più presenti soggetti portatori di handicap.

Se risulta verificato il superamento del limite ISEE, l’ente gestore informa l’assegnatario che se tale superamento si protrae per tre anni consecutivi viene proposta al nucleo familiare la mobilità in alloggio a canone moderato, se disponibile. In caso di rifiuto è dichiarata la decadenza e l’obbligo di rilascio dell’alloggio. A decorrere dal primo accertamento del superamento del limite ISEE e fino all’eventuale assegnazione di un alloggio a canone moderato, l’assegnatario corrisponderà il canone massimo previsto per l’edilizia residenziale pubblica maggiorato del 50 per cento.

I coniugi non conviventi anagraficamente, se entrambi assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, devono optare per uno degli alloggi loro assegnati. In caso di mancata opzione decadono dall’assegnazione di entrambi gli alloggi.

Per la discussione della legge era stata chiesta la procedura d’urgenza. Dibattito

Antonino Oliveri (Pd) ha presentato la relazione di maggioranza. Alla votazione non hanno partecipato i consiglieri di Forza Italia e Liste Biasotti in polemica per alcune assenze fra i banchi della maggioranza di centro sinistra. Una polemica, nel merito, era stata sollevata durante la discussione da Marco Melgrati (FI) che aveva chiesto anche la verifica del numero legale.

Nel dibattito Gino Garibaldi (Ncd), motivando il voto favorevole del suo gruppo ha detto: «I tempi sono cambiati e così le esigenze del territorio, dei servizi e delle famiglie. La legge che approviamo oggi risponde concretamente alle richieste avanzate dai Comuni grazie anche all’ottimo lavoro fatto in commissione. Alcune delle nostre perplessità iniziali sono state superate e così cambiamo il nostro voto da astenuti a favorevoli. Facciamo appello all’amministrazione perché la norma venga monitorata nella sua concreta attuazione».  

Antonino Oliveri (Pd) ha ribadito il convinto voto favorevole del Pd: «Si tratta di una legge lungamente attesa. Il testo finale raggiunge un buon equilibrio fra le esigenze di carattere manutentivo e le modifiche ed integrazioni chieste da alcuni soggetti».  

Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha polemizzato sul fatto che la giunta ha chiesto l’approvazione urgente della legge, ma non si è curata di garantire che maggioranza di centro sinistra fosse compatta a sostenerla. «Questo mette in evidenza l’anomalia politica di questa situazione». Bruzzone ha chiesto se c’era la disponibilità a rinviare l’approvazione del provvedimento.

L’assessore all’edilizia Giovanni Boitano  ha ribadito l’importanza della legge che va a incidere sui gravi problemi incontrati da tanti cittadini nell’accesso ad un’abitazione. Boitano ha fatto appello a tutto il consiglio di votarla con convinzione.

Antonino Miceli (capogruppo Pd) ha ribattuto: «Non capisco queste polemiche: «Il numero legale c’è e la maggiorana è autosufficiente. Se si vuole votare subito la legge bene, altrimenti se si vuole procedere a un ulteriore approfondimento di una settimana non abbiamo obiezioni».

Alessio Saso (Ncd) ha affermato che il rinvio di una settimana non avrebbe avuto senso e ha chiesto il voto immediato.

 

Legge per il rilancio dell’agricoltura e per la salvaguardia del territorio: nasce la Banca regionale della terra

All’unanimità è stato approvato il disegno di legge ““Norme per il rilancio dell’agricoltura e della silvicoltura per la salvaguardia del territorio rurale ed istituzione della Banca regionale Terra”.

La legge si prefigge un duplice obiettivo: favorire il recupero produttivo delle aree a vocazione agricola e selvicolturale abbandonate o sottoutilizzate, e prevenire l’ulteriore degrado del nostro territorio. Considerato che il recupero produttivo è funzionale alla salvaguardia del territorio e viceversa, gli obiettivi  possono considerarsi convergenti e complementari. Nel dettaglio la legge prevede, tra l’altro, l’istituzione della Banca Regionale della Terra, consistente in una base dati informatica accessibile e consultabile da chiunque vi abbia interesse nella quale, su segnalazione dei proprietari, saranno inserite le coordinate catastali dei terreni disponibili per essere recuperati alle attività agricole. Alla Regione potranno altresì essere segnalati ai fini dell’eventuale inserimento nella banca dati e della successiva assegnazione anche quei terreni che risultano abbandonati. Sono altresì previste diverse tipologie di contributi: agli imprenditori agricoli per il recupero dei terreni incolti (fino a 500 euro per ettaro), agli imprenditori agricoli per l’acquisizione di particelle funzionali all’aumento o all’accorpamento della superficie aziendale, ai proprietari forestali per l’acquisto di nuovi fondi o per la copertura delle spese di costituzione dei consorzi, e ai Comuni ed ai consorzi per interventi di manutenzione straordinaria. Ulteriori disposizioni riguardano la rimozione di alcuni vincoli che limitano la possibilità di riprendere l’attività agricola su terreni terrazzati invasi dal bosco, nonché la semplificazione delle procedure per l’assegnazione delle terre incolte.

Sono stati approvati diversi emendamenti presentati da consiglieri. In particolare, uno dei diversi sottoscritti da Ezio Chiesa (Gruppo misto Liguria Viva)  prevede anche la cessione in comodato gratuito di aree demaniali regionali . Un altro emendamento di Chiesa, su cui la giunta aveva espresso parere contrario ma che è stato approvato grazie ai voti di una parte della maggioranza e della minoranza, prevede l’impiego di detenuti per il recupero del patrimonio boschivo in aree demaniali. Un terzo emendamento consente di realizzare invasi e vasche a monte degli appezzamenti,  al fine del contenimento dell’acqua piovana per il successivo utilizzo irriguo e di antincendio.  Approvati anche alcuni emendamenti sottoscritti da Gino Garibaldi (Nuovo centrodestra), insieme ad altri consiglieri, alcuni dei quali mettono in primo piano le imprese giovanili. Approvato anche un emendamento di Lorenzo Pellerano ( Liste civiche per Biasotti presidente) con il quale si puntualizza che i terreni  boschivi, convertiti ad uso agricolo, non possono cambiare quest’ultima destinazione per 20 anni.

Dibattito

Antonino Oliveri (Pd), relatore di maggioranza, ha detto:  «L’importanza del settore agricolo, soprattutto in una regione come la Liguria non si misura soltanto in funzione del suo apporto al PIL, quanto piuttosto in relazione al ruolo fondamentale di presidio che tale settore svolge rispetto ad un territorio fragile, dall’orografia complessa e continuamente esposto a fattori di rischio purtroppo ben noti, in quanto causa sempre più frequente di danni all’ambiente, alle infrastrutture e alle persone». Il consigliere ha quindi ricordato che la storica funzione di presidio del territorio è venuta meno a seguito dell’abbandono progressivo delle attività agricole, peraltro attestato da dati che Oliveri ha illustrato: «La superficie agricola utilizzata negli ultimi cinquant’anni è passata dal 40% all’8% dell’estensione complessiva del territorio regionale. – ha detto - Altrettanto sensibile la diminuzione del numero delle aziende agricole. Nel contempo, in base ai dati tratti dal Programma Forestale Regionale, tra il 1960 e l’inizio degli anni 2000 le aree forestali in Liguria sono aumentate sensibilmente, passando da circa il 44% al 70% della superficie territoriale complessiva. Questo incremento del bosco ha interessato vaste aree precedentemente destinate alle attività agricole sulle quali insisteva in passato un capillare sistema di terrazzamenti supportati da un fitto reticolo di regimazione del deflusso delle acque di superficie». Ha quindi puntualizzato: «La legge ha come specifico obiettivo quello di contrastare e possibilmente invertire questo trend facendo leva su di un elemento fortemente innovativo: legare recupero produttivo e prevenzione idrogeologica. Si cerca quindi di promuovere il settore agroforestale mettendo in campo una pluralità di leve e strumenti collegati a incentivi economici diretti, a misure di semplificazione e a forme di sostegno per il recupero produttivo dei terreni abbandonati, incolti o insufficientemente coltivati». Oliveri ha quindi posto l’accento sulle principali novità introdotte dalla legge, tra le quali in primo luogo la Banca regionale della Terra,  strumento volto a favorire l’incontro tra offerta e domanda di terreni e ha concluso: «Gli strumenti ci sono, vanno ora utilizzati al meglio ma, affinché essi possano trarre risultati apprezzabili sul territorio, devono essere opportunamente integrati e coordinati con alcune misure del Piano di Sviluppo Rurale, che si conferma anche con il nuovo ciclo 2014/2020 come il vero pilastro sul quale sviluppare le politiche agricole con la dotazione di oltre 300 milioni di euro di fondi pubblici su scala regionale».

Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) relatore di minoranza, pur sostenendo l’importanza della legge, ne ha evidenziato alcune criticità, peraltro in parte superate con la presentazione e l’approvazione di emendamenti: «Si tratta di un provvedimento  importante, in quanto rappresenta uno strumento per porre rimedio a ciò che sta succedendo in buona parte del nostro territorio a causa del dissesto idrogeologico. Si parla del rilancio dell’agricoltura. Noi siamo la regione italiana con il più alto livello di territorio boscato, ma è  un bosco che manifesta segni di degrado evidenti: è trascurato, si è indebolito e ha indebolito anche i versanti collinari Dobbiamo trovare delle soluzioni e in questa legge alcune soluzioni ci sono. La prima criticità che individuo, però, è che comunque si parla di intervenire sul 70 per cento del territorio della nostra Regione e questa legge viene finanziata per 1,5 milioni di euro. Sicuramente è poca cosa. È vero che ci sono alcune azioni che possono essere messe in moto attraverso il Piano di sviluppo rurale e attraverso finanziamenti europei però, secondo me, bisognerebbe intervenire con molte più risorse di quelle che noi prevediamo. In Commissione mi sono astenuto perché - ha spiegato - possono essere apportati alcuni miglioramenti come ad esempio andare a ripristinare una vecchia tradizione ligure di costruire invasi e vasche a monte dei terreni per raccogliere l’acqua piovana. Nel provvedimento, secondo me, non è evidenziato in maniera forte come si vuole far intervenire i giovani: dobbiamo  prevedere di cedere in comodato gratuito, ad esempio, alcune aree demaniali». Chiesa, infine, ha chiesto che nel provvedimento si stabilisca che la Regione si attiva nei confronti del Ministero della giustizia e degli Enti penitenziari per l’utilizzo, tramite convenzioni, dei detenuti per rimettere in sesto i  territori boscati.

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha posto l’accento sugli effetti negativi provocati dall’abbandono del territorio: «Lo abbiamo visto soprattutto nello spezzino nel 2011. Ricordo subito dopo l’alluvione tanti tronchi di alberi  divelti che invadevano le fondamenta dei palazzi. Si trattava di alberi malati, sradicati. All’andamento climatico, si sommano le conseguenze provocate dall’abbandono del territorio, Lo abbiamo visto anche alle Cinque Terre, dove sono crollate terrazze tirate su dai liguri e che avevano resistito per molti anni. Questo testo è lineare, meno ambizioso rispetto alle aspettative, ma può essere un punto di partenza utile, un confronto utile, C’è un nostro contributo sullo spirito che anima la norma. Noi vorremmo evitare che venisse tradito. Si vuole far in modo che il territorio, che ha conosciuto un lungo periodo di abbandono,  venga convertito e riportato all’utilizzo del passato  per garantire una migliore tenuta e per contrastare il dissesto. Chiediamo che il vincolo sull’utilizzo di questi terreni sia portato da 15 a 20 anni». Pellerano ha invitato l’assessore a dare al più presto attuazione alla legge.  

L’importanza dell’agricoltura, della salvaguardia del territorio, di contrastare incuria e abbandono, anche per fronteggiare il dissesto, è stata evidenziata anche da Gino Garibaldi (Nuovo centrodestra) : «Abbiamo lavorato affinchè quella che si va ad approvare non sia una legge ideologica. Credo che questa legge, che va a completare altre precedentemente approvate, possa essere la base di progetti da portare avanti in maniera proficua, Ritengo si possa fare un percorso positivo in materia di agricoltura». Garibaldi ha quindi  evidenziato che in un momento di crisi economica, come quello attuale, l’agricoltura, se opportunamente valorizzata e incentivata, potrebbe fornire risposte anche a chi ha perduto il posto di lavoro o a chi non riesce a trovarlo. Ha inoltre sottolineata anche la valenza turistica del settore, che contribuisce a mantenere pulito e ordinato il territorio.

Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), ha detto: «Oggi diamo atto che c’è un tentativo di affrontare la questione dell’agricoltura e dell’abbandono dei terreni che caratterizza il nostro entroterra. Sono contento che se ne parli. Noi lo abbiamo già fatto molte volte e da molto tempo. Ora mi pare ci sia l’ambizione di dare delle risposte. Ci sono nella legge alcuni aspetti critici. Il nostro sarà un voto favorevole perché vuole significare una sorta di incoraggiamento in quanto finalmente si affronta questo tipo di problema. Chiedo alla giunta che questo provvedimento poi non entri in contrasto, non sia ostacolato da altri provvedimenti vigenti che vanno a toccare il territorio e che magari, ad esempio, impediscono di ripristinare un vecchio sentiero.  E’ questo un tema che ci appassiona. Chiederemo quindi in futuro all’assessore competente di relazionarci sull’avvio dell’applicazione della legge e sui cambiamenti che provocherà». 

Giovanni Barbagallo, assessore all’agricoltura nella replica ha dichiarato: «Dopo la guerra si è privilegiato il facile approvvigionamento alimentare, piuttosto che una visione produttiva del territorio, e abbiamo avuto anche la presunzione di poterci alimentare molto facilmente, senza preoccuparci troppo della destinazione d’uso del territorio e della produzione. Questa legge ha un valore emblematico e il fatto che sia stato così partecipata è la dimostrazione  di un’inversione di tendenza. Lo scopo è avere un’inversione di tendenza per quanto riguarda il territorio avocato all’agricoltura, che è andato perduto in questi anni ma anche preservare il territorio, perché è ovvio che un terreno coltivato sia un terreno più preservato di un terreno abbandonato. Peraltro, si dà anche reddito e occupazione a chi vuole intraprendere un’attività, seppur faticosa». L’assessore ha aggiunto: «Posso assicurare che già solo il fatto che si discuta da un anno di questa legge ha dato dei segnali positivi: in ampie zone del territorio ligure si sono recuperati dei terreni da parte dei proprietari e il dibattito è cresciuto a livello esponenziale da Sarzana a Ventimiglia». Ha continuato l’assessore: «Nel passato la Liguria non si è mai affermata per l’agricoltura, per il suo entroterra, per le sue montagne e per il fatto di avere avere il 75 per cento del territorio boschivo. Noi pensiamo invece che questa sia la sua grandissima risorsa. Noi vogliamo che vi sia un’inversione di tendenza anche sul tipo di coltivazione: il dimensionamento medio aziendale di questa Regione deve aumentare e deve aumentare la redditività delle imprese. Se un’azienda, un’impresa, sta sul mercato e ha il suo valore economico è un’azienda che può essere trasferita. Se un terreno collegato all’azienda ha un suo valore, in quanto si trova in un contesto aziendale, questo terreno può avere un futuro. Se il terreno è marginale, seppur coltivato, ridotto nei numeri e nella redditività, non è un terreno che ha futuro. Il fatto che in questi anni siano nati 500 agriturismo in Liguria con un ritmo anche abbastanza “vertiginoso”  la dice lunga sul fatto che in una visione multifunzionale dell’azienda agricola vi è anche, e soprattutto, una visione che va al di là della singola agricoltura. Penso all’accoglienza, alla produzione di energie alternative, alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio in cui abbiamo misure dedicate». L’assessore ha concluso: «La gestione di questa legge, così come la gestione delle altre, per me è motivo di preoccupazione, ma anche di stimolo e se, nel giro di 1-2 anni, potremo dire di aver recuperato “tot” ettari all’agricoltura o “tot” ettari di bosco alla gestione avremo raggiunto l’obiettivo prefissato».

 

Implementare i dati della Banca della terra

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Gino Garibaldi (Ncd) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza , che impegna la giunta a “tenere in particolare considerazione le segnalazioni provenienti dalle Organizzazioni professionali agricole e forestali nonché alle imprese del medesimo comparto recanti l’indicazione delle coordinate catastali dei terreni agricoli forestali che risultino abbandonati o incolti”. Nel documento si ricorda che sono di fondamentale interesse le segnalazioni di queste organizzazioni per recuperare i terreni abbandonati.

 

Rilancio dell’agricoltura della selvicultura e salvaguardia del territorio rurale

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Massimo Donzella (Udc)  e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza , che impegna la giunta a “intraprendere tutte le iniziative volte, attraverso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, alla più rapida definizione in sinergia con lo Stato centrale di alcune priorità”. Tali priorità sono: la progressiva riduzione degli oneri fiscali, che parta dall’abbattimento dei costi delle operazioni di alienazione, vendita e cessione dei terreni abbandonati, tale da ricomprendere una graduale riduzione degli estimi catastali; una defiscalizzarne dei carburanti agricoli, senza trascurare l’incremento dell’uso di energie rinnovabili, tale da incidere efficacemente sui costi di produzione.

 

Mantenere il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza , che impegna la giunta a “intraprendere ogni iniziativa volta al mantenimento in Liguria del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e della governance del comparto penitenziario regionale, conservando la sede del provveditorato a Genova, come sede di livello non dirigenziale”. Nel documento si ricorda che è in atto una riorganizzazione del Ministero della giustizia attraverso uno schema di decreto che prevede la soppressione di quattro provveditorati regionali fra cui quelli ligure che verrebbe accorpato a quello del Piemonte e si evidenzia la situazione di emergenza che caratterizza le 7 carceri liguri che ospitano circa 2 mila detenuti e in cui lavorano centinaia di poliziotti e operatori penitenziari.

 

Impedire la chiusura di 20 uffici di polizia in Liguria

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Marco Scajola (FI) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza , che impegna la giunta a “ mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per sensibilizzare il Governo centrale attivando un percorso di sensibilizzazione e intervento presso il Ministero affinché non si proceda alla chiusura e al depotenziamento delle strutture di Polizia sul territorio ligure, così come previsto dall’ipotesi del Ministero”. Scajola ricorda che, secondo i piani ministeriali, la Liguria dovrebbe chiudere 20 uffici territoriali e altri presidi verrebbero declassati attraverso una riduzione del personale in servizio e ribadisce e che il ministero ha chiesto entro il 15 marzo a prefetti e questori una relazione sulla possibilità di attuare i tagli previsti. Secondo il progetto del ministero  a Genova 3 uffici verrebbero soppressi e 2 declassati; a Spezia 5 uffici sarebbero soppressi e 1 declassato; a Imperia 5 uffici verrebbero soppressi; a Savona 7 uffici verrebbero soppressi.”

 

Sospendere il piano di chiusura di alcuni uffici postali

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Antonino Oliveri (Pd) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza , che impegna la giunta a “ chiedere a Poste italiane di sospendere ogni decisione in merito all’annunciato piano di ridimensionamento degli uffici postali e di aprire un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati per individuare le soluzioni più idonee a garantire la continuità di un servizio essenziale come quello postale, tenendo conto delle esigenze degli utenti delle zone dell’entroterra e della necessità di garantire una densità appropriata dei punti di accesso in queste zone al fine di soddisfare gli obblighi del servizio universale”. Nel documento si ricorda che, secondo informazioni giornalistiche, sarebbe in programma la soppressione di 40 uffici nei piccoli comuni dell’entroterra e si rivendica un confronto preliminare con Regione, Anci e i Comuni interessati.

 Assenti: Montaldo, Rossetti e Rossi (motivi istituzionali).

Burlando, Fusco, Gasco, Morgillo, Monteleone, Piredda , Rocca  e Vesco (motivi personali)

 

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