martedì 23 gennaio 2018
10.04.2013 - Donatella Lauria

Reportage: vi presento la Maratona di Parigi, un'emozione unica

Le gambe, la testa, il cuore. La Maratona di Parigi è stata una pulsazione continua di emozioni controllate solo dall’avanzare dei passi e sciolte dai battiti del cuore.

Ore 7. Il metrò che ad ogni fermata si affollava di podisti ha iniziato a caricarmi . Una sorta di intesa tra chi sapeva di dover sganciare sulla strada per 42 chilometri la propria sfida con se stessi.

Ore 8. L’arrivo alla griglia di partenza lungo gli Champ  Elisee, la musica d’incoraggiamento, il tifo, la voglia di far partire il crono e di incominciare. E' ancora tutto nella mia testa. Migliaia di teste, di corpi pronti a sfoderare l’arma della resistenza e della perseveranza.

ore 8 e 30. La partenza lenta tra gli applausi di fiumi di persone che incitavano chiamandomi per nome. I bambini che tendevano le loro mani per cercare un contatto e trasmetterci forza.

Correre per Parigi. Toccare con lo sguardo e con il cuore i luoghi più incantevoli di una città magica. E i chilometri intanto passavano. Sulla strada musici, saltimbanchi, gruppi rock, bande musicali. Sembravano piccole oasi in cui alleviare la stanchezza che lentamente saliva. Tutti schierati per incoraggiarci, per trasmetterci la loro vicinanza. E li ho sentiti tutti vicini. Nonostante non li avessi mai visti, mi hanno aiutata tanto. Ho tagliato il traguardo della mezza maratona in 1 h e 45. Ho provato la paura di essere troppo veloce e di finire il carburante presto. Ma non è stato così. Ho calcolato ogni cosa. Al trentesimo chilometro ero ancora “lucida” e l’ho attraversato alle 2 ore e 40. Mi dicevo che era quasi finita. Poi una lieve crisi di stanchezza al trentasettesimo. Nella norma. “Manca poco. Mi ripetevo. “La crisi ci sta”. Anzi. L’aspettavo prima. Ai bordi della strada atleti fermi dai crampi. Alcuni sui lettini “montati” per strada e assistiti da un massaggiatore. Io ho continuato. Ho camminato qualche centinaio di metri. Avevo perso il gel energetico. L’ho ripreso e tutto è tornato più o meno come prima. Dopo il 40 esimo uno spiraglio. Ho aumentato la velocità. Cercavo solo il traguardo con lo sguardo un pò annebbiato. E l’ho trovato.

 La porta da oltrepassare per diventare maratoneta era spalancata dinnanzi a me. Dopo averla varcata ho pianto.  Ma quell’emozione non la dimenticherò mai. Donatella Lauria: 3h 49 04. Tra i primi ottomila e 934 esima donna su circa 12 mila iscritte. Ma non è stato il tempo ad avere reso speciale questa gara. E’ stato il resto. E’ stato chi mi ha sostenuto, sopportato e supportato. E’ stata una città fiabesca che ha accolto i miei “primi” passi di maratoneta. Un’organizzazione impeccabile. Un’esperienza indimenticabile che, spero, ripeterò. Grazie Parigi.

 

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