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01.12.2014 - Anna Maria Roncoroni

La scuola frena i ragazzi di talento, un cammino lento verso il riconoscimento

La scuola italiana, per tradizione, livella gli studenti per fasce d’età frenando la corsa in avanti dei più talentuosi. Anna Maria Roncoroni, presidente dell'Aistap (di cui Ponenteoggi è media partner) traccia una panoramica della difficile situazione scolastica nei confronti dei ragazzi di talento.

La scuola italiana, per tradizione, è strutturata in modo tale che gli studenti di pari età frequentino la stessa classe. La Legge 53/2003 ha introdotto la possibilità per i bambini nati entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento di anticipare l’ingresso alla classe prima della scuola primaria. Secondo i dati presentati dal «Corriere» il 13 giugno 2013, ben 50.033 bambini nati entro il 30 aprile 2008 stanno frequentando la classe prima della scuola primaria insieme ai loro colleghi del 2007.

Il SALTO DI CLASSE: UNO E POI BASTA - Molto poco invece si sa di un’altra possibilità offerta dalla legislazione attuale, che riguarda la possibilità di effettuare un salto di classe negli anni di scuola successivi, scelta molto poco attuata e sulla quale non vi sono dati precisi a cui fare riferimento. In ogni caso, attualmente in Italia è possibile effettuare un solo salto di classe nell’arco della vita scolastica di uno studente, che può ad esempio essere iscritto alla classe quarta della scuola primaria, ritirarsi entro il 15 marzo e sostenere a giugno l’esame di quarta e di quinta per iscriversi l’anno successivo direttamente in prima media. Per gli studenti particolarmente brillanti, che apprendono molto rapidamente e che hanno competenze superiori ai compagni di classe, un’altra possibilità è quella di iscriversi ad una scuola superiore internazionale, che dopo 4 anni ti consente di avere il diploma. Ma cosa succede se uno studente ha già fatto un salto di classe e fa una scuola superiore di soli 4 anni? Nella stragrande maggioranza dei casi, dovrà andare all’estero per frequentare l’università in quanto la normativa vigente prevede la possibilità di iscriversi all’Università solo con un diploma conseguito dopo almeno 12 anni di scolarità.

VIETATO FREQUENTARE CLASSI DIVERSE — Il professor Nicholas Colangelo, studioso di fama mondiale sul tema degli studenti ad alto potenziale, durante la Conferenza internazionale che si è svolta presso il CBO dell’Università di Nijmegen (Olanda) lo scorso 1 °novembre, ha presentato un modello di insegnamento, attuato negli Stati Uniti nonché in altri paesi europei come ad esempio l’Inghilterra, che prevede la possibilità per gli studenti più brillanti di frequentare corsi di livello diversi a seconda delle capacità e delle competenze acquisite nei singoli insegnamenti. Ad esempio, se uno studente è particolarmente avanti in matematica, potrà frequentare la maggior parte delle lezioni nella sua classe, con i compagni di pari età anagrafica, ma durante le lezioni di matematica, si sposterà nelle classi avanzate, con compagni più grandi di età ma con pari livello di apprendimento. È possibile fare lo stesso in Italia? La risposta sicuramente è no, almeno per adesso e chissà per quanto tempo ancora, perché la nostra scuola non è per tradizione portata alla diversificazione dell’insegnamento verso l’alto, ma solo verso il basso.

PER UNA SCUOLA A MISURA DI SINGOLO (TALENTO )- Ritengo però che la scuola sia un bene di tutti, al di là di qualunque classificazione ed etichetta e l’obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di far sì che ogni studente possa trovare il proprio spazio, con i propri tempi e ritmi di apprendimento. Il salto di classe di per sé non è una soluzione definitiva al problema della noia e del disinteresse che molto spesso fa sì che i nostri studenti più capaci vedano la scuola come un ostacolo e non come una risorsa, ma è già qualcosa. Molto altro però si dovrebbe fare e la chiave di tutto sono gli insegnanti e la loro formazione, che dovrebbe essere affidata a persone competenti ed esperte sul tema, perché ora più che mai abbiamo bisogno di investire nel Capitale Umano del nostro paese: è giusto cercare di far rientrare i «cervelli» che sono fuggiti all’estero, ma ancora meglio sarebbe cercare di non farli andare via per sempre.

(Dal Corriere.it)


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