mercoledì 27 maggio 2020
26.05.2014 - Sergio Pallanca

Cultura: i Templari e il loro legame con Ventimiglia

In merito alla simbologia della croce quale segno di confine e di proprietà specie nei pressi dell’antico Principato di Seborga vorrei qui scrivere una mia recente casuale scoperta.

In visita ad un amico, appassionato d’arte, nell’alta vallata di Vallebona ho notato nel suo bellissimo giardino ricco di rarissime piante tropicali una collezione di giare liguri databili a diverse epoche.

All’ingresso una magnifica giara di forma leggermente panciuta, snella, ha attirato la mia attenzione: sul bordo esterno del collo che, come tutti sanno, è verniciato, invetriato, spiccava una serie di bolli, timbri o sigilli impressi sull’argilla prima della verniciatura e cottura della giara.

Tali bolli in numero di otto riproducevano chiaramente, come da foto, una croce patente a otto punte, la croce templare, croce delle otto Beatitudini inscritta in un ottagono.

L’ottagono è un simbolo tipico della religione cristiana rappresenta l’octava dies, l’ottavo giorno della settimana, il tempo che non c’è, gli antichi battisteri per esempio sono tutti a pianta ottagonale come il nostro San Giovanni a Ventimiglia.

I Templari o meglio l’Ordine dei Cavalieri del Tempio fondato da Ugo De Payns nel 1117 avevano la Regola ispirata ed avallata da San Bernardo da Chiaravalle e San Bernardo fu anche il Padre, colui che potenziò l’ordine dei Cistercensi e cistercensi erano i monaci di Lerino cui Guidone Guerra, Conte di Ventimiglia, nel 954, in procinto di partire per la Prima Crociata donò la chiesa di San Michele fuori le antiche mura di Ventimiglia e il territorio dalla Porta del Borgo Lago fino al Poggio detto Oliveto, fino all’Apio e dopo Apio a Cogolona fino a Bevera (da Il fatto Seborga di  Don Nino Allaria Olivieri) e il Castrum de Sepulchro e tutte le terre circostanti e tutti gli abitanti CUM MERO ET LIBERO IMPERIO, cioè con potere di vita e di morte!

Quindi a fianco dei monaci cistercensi, in Ventimiglia e in Seborga, operava una sparuta schiera di Templari e appartenevano all’Ordine dei Templari anche Guidone Guerra e il fratello Ottone, da un manoscritto nella Biblioteca Reale del Belgio (N.Allaria Olivieri).

L’Ordine dei Templari nacque per difendere dai musulmani i pellegrini che si recavano in Terrasanta, quindi erano presenti nei porti di partenza e a Ventimiglia sorse una “Domus Templi” per volere del Conte e nei porti di arrivo e lungo le strade con ospizi e ricoveri e fortezze inespugnabili.

I Templari operavano in nome della giustizia e dei deboli, ricordiamo che fu l’unico esempio di ordine monastico armato: monaci guerrieri che si comportavano secondo la loro ferrea Regola: dividevano tutto fra di loro, il loro simbolo è rappresentato da due Templari su un solo cavallo, facevano voto di povertà assoluta e spesso digiunavano, cosicché, durante le frequenti guerre dovevano mangiare in due nello stesso piatto per controllarsi a vicenda affinché un confratello non mangiasse troppo poco e non fosse privo di forze in battaglia.

I Templari facevano voto di povertà assoluta personale tuttavia l’Ordine divenne in breve tempo ricchissimo e potentissimo e questo fu causa della sua rovina ma questa è un’altra storia che se avrò ancora ospitalità su questo giornale vi racconterò.

I Cistercensi portarono nelle nostre terre la loro esperienza agraria, bonificarono terreni e  insegnarono a coltivare l’ulivo che produceva un bene preziosissimo per la vita ma che era anche moneta di scambio: l’olio che veniva conservato e custodito gelosamente in preziose giare.

Questa lunga digressione per spiegare che i monaci di Lerino a Seborga marcavano le loro proprietà immobili: terre, pascoli, chiese, monasteri e mobili, in questo caso giare, con croci templari.

Quindi il mio amico di Vallebona custodisce nel suo giardino, fra le altre cose preziose, un bene preziosissimo:la nostra Storia.

 

Sergio Pallanca.

 

 


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