mercoledì 25 novembre 2020
09.06.2014 - Sergio Pallanca

Cultura: pietre che parlano a Ponente, San Cristoforo

Sin dai tempi più remoti i viandanti, i pellegrini durante i loro  viaggi rivolgevano preghiere beneauguranti a effigi di San Cristoforo antichissimo protettore, appunto, dei viaggiatori.

San Cristoforo nell’iconografia classica è rappresentato come uomo gigantesco, barbuto, che trasporta sulla spalla sinistra Gesù Bambino e impugna con la mano destra un grosso bastone fiorito. Secondo la tradizione, la leggenda orientale, San Cristoforo, omone dall’aspetto animalesco, era nell’esercito imperiale romano e in seguito alla sua conversione al cristianesimo fu decapitato.

Secondo la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine, collezione di vite di santi del XIII secolo, Cristoforo era un traghettatore cananeo, era gigantesco, traghettava su un fiume della Licia e il suo nome prima del battesimo era Reprobus. Un giorno si presentò un bimbo per essere traghettato, il gigante lo issò sulle sue spalle ed iniziò a guadare il fiume sennonché il peso del bimbo diventava sempre più grave quasi insopportabile. Giunti sulla riva opposta il Bambino disse a Reprobus: “Tu hai portato il peso del mondo”.

Reprobus si convertì al Cristianesimo e mutò il suo nome in Cristoforo, parola greca composta che significa “Colui che porta Cristo”. Oggi San Cristoforo è anche protettore degli automobilisti.

Anche lungo la antichissima Via Eraclea, strada di mezzacosta che attraversa la Liguria da tempi immemorabili e usata sino a tempi relativamente recenti sorsero chiese, cappelle dedicate a San Cristoforo, protettore dei viandanti. Nel medioevo con la riconquista della Spagna e l’intensificarsi di pellegrinaggi verso Santiago de Compostela, l’antico santo fu sostituito dal più “moderno” San Giacomo, questo accadde nella zona intemelia per la cappella che tuttora sorge sulle Maure.

Di solito l’effige del Santo era raffigurata all’esterno delle chiese, data la sua funzione di benedire, seguire con lo sguardo il viandante, lo storico ventimigliese Gerolamo Rossi scrive di un’enorme effige raffigurata su un muro della città antica, la notizia è ripresa dal Canonico Nicolò Peitavino nel suo “Intemelio” ove afferma che l’effige fosse in “quartiere Lago”inoltre, da Biblioteca Aprosiana di Angelico Aprosio, pag 53, “in città si vede (San Cristoforo) in un muro vicino alla casa che fu dell’avulo materno di P. Angelico” notizia tratta da Cultura Barocca di B. Durante. Secondo Padre Angelico Aprosio il Santo veniva dipinto sulle mura e non su “tavole” perché la sua figura era gigantesca.

Questa lunga introduzione per parlare di un affresco tuttora presente in Ventimiglia di cui non ho trovato descrizioni se non di sfuggita in “La chiesa di San Michele a Ventimiglia dopo i recenti restauri” 1959 pag 14, del Professor Lamboglia che data genericamente i due affreschi ancora presenti sulla lesena del secondo e del terzo pilastro al 1300.

L’affresco del terzo pilastro raffigura San Sebastiano ed è stato anni orsono restaurato a cura del Circolo Culturale Porta Marina in collaborazione con la Parrocchia di N.S. Assunta, I’altro affresco, ora difficilmente visibile/leggibile si trova nella seconda arcata destra e da una perizia sembra facilmente recuperabile poiché lo strato di calce col quale é stato ricoperto lo ha preservato.

È singolare lo stato in cui si trova il dipinto poiché a seguito del terremoto del 1564 le navatelle destra e sinistra sono  crollate e gli archi fra navata centrale e laterali sono stati tamponati, ecco quindi che l’affresco si trova ora metà all’interno della chiesa e metà all’esterno. Nelle giornate di sole la parte all’esterno è ancora sufficientemente visibile: un uomo enorme che reca sulla spalla sinistra un bimbo, si vedono bene la mano del gigante, parte del corpo e la testa circondata dall’aureola del bambino; all’interno una figura umana non ben distinguibile, alleghiamo le rispettive foto. Abbiamo un San Cristoforo sconosciuto ai vecchi storici proprio perché fu ricoperto con uno strato di calce dopo il terremoto dato che la maggior parte del dipinto veniva a trovarsi ricoperta dal muro di tamponamento e in parte all’esterno.

È auspicabile un restauro, sarebbe possibile asportare una “fetta” del muro di tamponamento ed installare un vetro così San Cristoforo  e il Bambin Gesù sarebbero nuovamente visibili e potrebbero benedire col loro sguardo i tanti visitatori che si recano nella millenaria chiesa di San Michele.

Sergio Pallanca

 

 

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