giovedì 28 maggio 2020
29.12.2014 - S.Pallanca

Lo "storico" ventimigliese raccontta: la festa della chiesetta di San bernardo

Nel primo dopoguerra  nella piccola frazione ventimigliese dedicata al Santo di Chiaravalle ripresero i festeggiamenti di San Bernardo, 20 di Agosto.

Ricordiamo come si svolgeva la festa: è da premettere che sino agli anni 80 del secolo scorso la piccola frazione era composta da poche “case sparse” non esisteva un vero e proprio paese, l’unico nucleo di aggregazione era, ed è, la chiesuola cinquecentesca posta lungo la strada Ventimiglia-Seglia. I festeggiamenti erano ben distinti in una parte “sacra” ed in una “profana”.

La parte sacra prevedeva una messa solenne al mattino, di solito celebrata dal Parroco della Cattedrale o, in casi eccezionali, dal Vescovo, e poi una processione al pomeriggio, processione che si snodava dalla chiesa sino alla Croce dei Ciappin ove il celebrante impartiva la benedizione alle campagne, poi si ritornava indietro sino al piazzale vicino alle scuole elementari, breve pausa con recita di preghiere per proseguire sino alle “quattro strade” con altra benedizione alle campagne.

Durante la processione i giovani del paese si contendevano il posto per portare la pesante statua del Santo.

La sera precedente San Bernardo si usava illuminare le strade con piccoli lumi, negli ultimi tempi  si usavano i moccoli, mozziconi delle candele votive accese in chiesa durante l’anno e gelosamente conservati per l’occasione, in tempi più remoti si inserivano nei fori dei muri a secco, maixei, i gusci delle lumache (chiocciole) pieni di olio di oliva con un piccolo stoppino di corda fissato a un pezzo di tappo di sughero che fungeva da galleggiante, l’effetto luminoso era veramente suggestivo e coreografico, contemporaneamente si accendeva un grande falò alla “Punta” affinchè fosse ben visibile da Roverino, Ciaixe, Madonna delle Virtù, da cui rispondevano altri falò in segno di saluto e partecipazione alla festa.

I festeggiamenti profani richiedevano una lunga preparazione, era previsto un ballo campestre, alla Fontana, il ballo di solito si svolgeva la vigilia e il giorno della festa, era organizzato da un Comitato Festeggiamenti guidato per oltre venti anni dal Presidente, Lurè Du Pairin, mio zio, e composto dai giovani di San Bernardo.

I preparativi erano molto complessi, il ballo si svolgeva nelle fasce, belle e ombreggiate dagli ulivi, messe a disposizione dalla Scià Paulina nella zona della fontana, occorreva quindi pulire, falciare l’erba, preparare i chioschetti adibiti alla vendita delle cibarie e all’orchestra, spazzare e lavare la pista da ballo circolare, in cemento e con al centro un albero. Per abbellire il tutto si adornava con foglie di palma donate da Pepino U Parigin; le ragazze (Dina, Ivana, Lidia…) preparavano le  bandieruole  di carta velina colorata da mettere in alto, a raggiera, sulla pista e le “gigiore” spilline formate da un nastrino colorato tagliato a losanga e infilzato in uno spillo da offrire ai ballerini che dovevano contraccambiare con un’offerta in denaro. Si preparavano anche le coccarde, spille più grandi e ricche in nastro tricolore che richiedevano un’offerta maggiore, ricordo le ultime: una coccarda 500 lire! Per ciascun ballo il cavaliere acquistava un biglietto, cartella: ballo a cartella.

Alcuni giorni prima della festa si doveva pulire il condotto sotterraneo della fontana, si asportava il limo depositatosi durante  l’anno affinché l’acqua sgorgasse limpida e pulita, il compito era affidato ai più giovani (e più bassi) membri del Comitato.

Ai garçuneti, invece, e io era tra questi, spettava portare dalla strada carrozzabile al chiosco delle bibite, qualche centinaio di metri di ripida salita, le bottiglie, i blocchi di ghiaccio, le sedie e tutto il materiale necessario, una gran fatica ma poi ti offrivano una spuma!

Giungeva infine “l’orchestra”, un componente fisso era Cesco al clarinetto poi una batteria e la “fisa”, non c’erano amplificazione né effetti luminosi, solo qualche lampadina da 100 w, il chiosco vendeva panini al salame o pan e pumata, vino rosso, bibite, spuma, gassosa di Coppo e acqua fresca della fontana gratis. Le bibite erano tenute in fresco in botti in cui si mettevano i blocchi di ghiaccio della fabbrica del ghiaccio del Borgo. Immancabilmente la sera il ghiaccio si era già fuso, la fabbrica infatti chiudeva al mattino e il mese d’Agosto…

Infine, passata la festa, se le entrate erano state sufficienti per coprire le spese il Presidente offriva una cena a tutto il Comitato al ristorante Monte al Mare da Lena e Felì (i miei genitori).

     Sergio Pallanca      

 


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