domenica 20 settembre 2020
24.06.2014 - S.Pallanca

Pietre che parlano, la casa Madre di Santa Marta

A pochissimi passi dall’antico seminario sorge un gruppo di case medioevali certamente il primo nucleo di abitazioni che nacquero accanto ai simboli del potere temporale, il palazzo dei Conti di Ventimiglia, e il potere religioso, la cattedrale e il battistero, sulla rocca che domina il mare e il Roja a seguito dell’incastellamento della città per le invasioni barbariche.

Un elegante portone proprio accanto al battistero dà accesso alla Casa Madre delle Suore di Santa Marta di cui oggi parleremo brevemente. Se la Sede Vescovile in Ventimiglia è millenaria, la tradizione vuole che il primo a sedere sulla Cattedra sia stato Cleto discepolo di San Barnaba che lo insediò prima di partire per Milano nel 75 e per certo da fonti scritte il Vescovo Giovanni nel 680 assistette al Concilio Romano, intorno alla metà del 1800 nella città intemelia esistevano solo le Suore di Maria SS dell’Orto che si dedicavano a  opere di educandato ed assistenza a una popolazione allo stremo a seguito delle guerre napoleoniche.

Nel marzo 1877 Papa Pio IX nominò Vescovo di Ventimiglia, coadiutore dell’anziano Mons. Biale,  Don Tommaso Reggio, genovese di nobili origini, già Rettore del Seminario di Chiavari poi Rettore della Basilica di Carignano, Parrocchia gentilizia fondata nel XV secolo; durante tale periodo si coniugano nell’Abate Reggio una profonda spiritualità aperta alle esigenze sempre maggiori di una popolazione sia sul piano materiale che religioso, due anime che sempre più vive daranno frutti fecondi nel suo ministero futuro.

Nel 1877, sessantenne,  Mons. Reggio inizia una vita da Pastore in una diocesi che è in una situazione disastrosa, soprattutto il nuovo Vescovo rimane desolato dallo stato del seminario, un vecchio edificio fatiscente e con solo sette alunni. Inizia i lavori di ristrutturazione sostenuti dalla vendita di beni di famiglia e al contempo la riforma degli studi per i seminaristi. La popolazione versa in una situazione economica precaria, soggetta all’emigrazione, con una notevole mortalità infantile. I sacerdoti, pochi e anziani, sono costretti a lavorare la terra per non gravare sui fedeli.

L’esigenza di rendere efficiente ed efficace spiritualmente il Seminario porta Mons. Reggio a fondare il 15 Ottobre 1877 una nuova famiglia religiosa cui darà il nome significativo di “Suore di Santa Marta” indicando così il loro compito a imitazione dell’accoglienza data da questa Santa a Gesù stesso in Betania. Le prime otto Suore di Santa Marta, tutte giovani originarie dei paesi viciniori, povere e poco o punto istruite trovano sede dapprima nel Seminario poi la Casa Madre sorge nel luogo in cui si trova tuttora, il Vescovo acquista a sue spese poche stanze che adibisce subito a convento, quello che oggi è un luminoso atrio con un bel pavimento “alla genovese” era l’originaria Cappella, poi una stanza per il refettorio e altre per le celle delle suore.  Sempre il vescovo seguì passo passo la formazione delle sue Suore non solo spirituale e religioso ma anche controllando i loro progressi nel leggere e scrivere e nel cucito come nel cucinare come oggi ci racconta Suor Giuseppina che dolcemente ci illustra le varie fasi evolutive della Casa Madre e la storia delle Suore a Ventimiglia: al nucleo originario del convento si aggiunse un fabbricato a lato che era adibito a stalla di sosta per asini e muli e che viene trasformato al primo piano in orfanotrofio femminile per accogliere le bimbe reduci dal grave terremoto che ha devastato Sanremo  e Bussana nel “87 e il pian terreno a scuola elementare mentre i maschi vengono accolti nella Casa della Misericordia, edificio della curia di Ventimiglia a Sanremo. Nel 1939, vescovo Mons. Rousset, le Suore vendono l’ala adibita a dormitorio e comprano a San Secondo un vecchio convento di Frati in cui vive un solo frate laico come custode e iniziano la costruzione di quella che diverrà la Casa Generalizia con Noviziato e Professe; la sede della scuola rimane ancora a Ventimiglia Alta.

Durante la Grande Guerra, nel 1918, l’Orfanotrofio fondato da Mons. Daffra al “Funtanin” viene adibito ad ospedale per i reduci e feriti di guerra, le Suore di Santa Marta svolgono lavori di assistenza ed infermieristici, dal 1919 sino alla chiusura in tempi recenti le Suore di Santa Marta prestano servizio come assistenti, maestre e infermiere sempre nell’orfanotrofio San Secondo.

Negli anni 1930/40 aprono un asilo e scuola nel palazzo ora sede dell’Archivio di Stato. Durante la II guerra mondiale sfollano a Diano Marina. Nel 1943 la Casa Generalizia a San Secondo viene bombardata, nel’45/46 viene ristrutturata e riaperta nel 1951 anche come scuola parificata dell’infanzia e elementare sino ai giorni nostri. Le Suore di Santa Marta per alcuni decenni prestano servizio come infermiere anche alla Croce Rossa.

Importante capitolo che riguarda l’assistenza e la dedizione verso i bisognosi e la mansione delle Suore di Santa Marta come infermiere  si svolge durante l’epidemia di colera proveniente dalla Francia che a fine ottocento flagellò l’Europa. Le suore nel luglio 1884 curarono gli appestati nel Lazzaretto che sorgeva fuori città nella zona del forte San Paolo, sopra i Due Camini, e a Latte, una suora (Suor Teresa Lupi di Ceriana) fu contagiata e morì: lo Stato Italiano conferì una Medaglia di Bronzo al Valore alla suora e tutte le Suore di Santa Marta beneficiarono per molti decenni di una riduzione ferroviaria quale ricompensa per la loro abnegazione.

Attualmente le Suore di Santa Marta hanno Case oltre che in Vaticano con 3 suore anche in molte regioni d’Italia e nel mondo: Libano, Cile India, Messico, Argentina ove svolgono anche servizi di assistenza sanitaria in ospedali, orfanotrofi, case famiglia; ad Arezzo è stato fondato un grande e importante Centro di Riabilitazione molto moderno con annessa scuola per l’infanzia, materna con 14 suore e oltre 40 dipendenti.

A Ventimiglia oltre che nella Casa Madre, ora anche centro di accoglienza per suore anziane provenienti da altre regioni che oggi ospita 14 suore, le Suore di Santa Marta sono presenti a San Secondo e al Ricovero Ernesto Chiappori a Latte con 4 suore, due cilene e due indiane che continuano ad operare secondo la volontà del loro fondatore: azione costante, attività senza sosta, servizio umile e coraggioso, premuroso ed appassionato a Gesù che vive in tutti i fratelli ed al tempo stesso raccoglimento e preghiera secondo la  “Regola di vita”  affidata  da Mons. Reggio alle sue Suore: “Voleranno in aiuto dell’indigenza”.

Ecco dunque che in due millenni Ventimiglia ha avuto insediati sulla cattedra vescovile molti e grandi Vescovi che operando in silenzio ed umiltà tanto hanno dato alla popolazione bisognosa non solo di cure materiali ma anche e soprattutto di conforto morale e religioso: per la sua grande figura spirituale e la sua opera Monsignor Tommaso Reggio, fondatore delle Suore di Santa Marta, Vescovo di Ventimiglia, Arcivescovo di Genova il 3 settembre 2000 nel corso del Grande Giubileo è stato proclamato Beato da  Papa Giovanni paolo II.

 

Sergio Pallanca

 


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