sabato 21 aprile 2018
03.01.2015 - Sergio Pallanca

Pietre "ventimigliesi" che parlano: il toro del Battistero di San Giovanni

Sul lato sud orientale dell’ottagono del tamburo del Battistero di San Giovanni, ad una certa altezza, si può notare una pietra di colore diverso rispetto alle altre grigie di arenaria, di marmo bianco.

Per osservare meglio la pietra occorre recarsi nel vicino ex seminario, al secondo piano.

La pietra in questione, di circa 25 cm di base per 20 di altezza, posta vicino a un foro pontale  presenta due motivi a bassorilievo che appaiono rovesciati, allego due foto che, per comodità di lettura, ho capovolto.

Il frammento presenta in alto e in basso profonde scanalature longitudinali,  si tratta, evidentemente, di un frammento di cornice.

Un motivo, a sinistra per chi guarda dal basso, è una leggiadra ed elegante voluta, la seconda decorazione del frammento, molto più complessa è una testa cornuta di toro, sembrerebbe un teschio dato che si vedono le ossa nasali e le profonde orbite vuote.

Dall’unico corno rimasto integro, verso l’interno del frammento, pende una ghirlanda di fiori e foglie, anche le ossa frontali, all’attacco delle corna sono decorate con una ghirlanda, una corona.

Ecco quindi che abbiamo descritto il classico BUCRANIO ossia lo scheletro di testa di bue che è una decorazione marmorea spesso presente nei monumenti sacri romani e greci, nelle metope di ordine dorico. Un illustre esempio si trova sull’Ara Pacis a Roma.

L’origine del bucranio è molto antica, se ne trovano tracce addirittura nell’arte mesopotamica del IV millennio a.C. e anche nella pittura funeraria egizia del II millennio a.C.

Dopo l’età romana ricompare nella pittura e scultura rinascimentali,  nelle decorazioni dette”grottesche”.

In particolare, si vede bene in molti antichi monumenti che il festone, la ghirlanda decorativa è avvolta attorno alle corna e cinge la fronte dello scheletro come, appunto, nel nostro caso.

Il festone ricorda le bende e le ghirlande di fiori che cingevano le vittime sacrificali.

Quindi ci troviamo di fronte a una pietra che parla e ci dice molto.

Non si tratta di un simbolo cristiano, di un frammento bizantino di recupero dalla prima cattedrale dell’ottavo secolo, quali i molti frammenti inglobati nella attuale Cattedrale e tuttora ben visibili ma di un frammento decorativo marmoreo romano proveniente, probabilmente, dalla città nervina.

Controprova può essere la presenza nelle mura del Battistero di grossi conci ben squadrati di pietra della Turbia provenienti dal Teatro Romano, uno ben visibile nel piedritto del portale.

Un altro simbolo, quindi, è da aggiungere ai molti, visibili e invisibili, della Cattedrale e del Battistero di Ventimiglia.

Nella letteratura in mio possesso non ho trovato notizie di tale frammento dunque lo porto a conoscenza del lettore sperando di aver fatto una corretta analisi.

 

Sergio Pallanca

 


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