giovedì 28 maggio 2020
18.02.2014 - Redazione

Sanremo: cambia volto il Forte di Santa Tecla

Riportate alla luce pure le fondamenta dell’antico quartiere della Marina abbattuto dai genovesi per permettere della città.

Con l’inaugurazione del grande prato, sorto dove sino a non molto tempo fa vi erano alcuni posteggi ed un filare di pini marittimi, da domani, una volta demolite le transenne che lo nascondono alla vista, i sanremesi potranno rendersi conto di come sta realmente cambiando aspetto la zona attorno al settecentesco Forte di Santa Tecla sul Porto Vecchio. L’abbellimento della zona come ben si ricorderà è uno dei punti qualificanti del progetto Pigna- Mare, sovvenzionato non solamente con fondi municipali ma anche, e soprattutto, con soldi provenienti da Bruxelles e dalla Regione Liguria, e voluto dall’allora Giunta comunale guidata da Claudio Borea e poi portato a compimento dall’attuale amministrazione Zoccarato. Al tempo l’abbattimento dei cinque pini marittimi che facevano da contorno agli arcigni bastioni del forte, così chiamato perché nella sua prima pietra fu incastonata una reliquia della santa dei primi anni della cristianità, fece scalpore a Sanremo, specialmente tra gli ambientalisti, ma ora che l’opera è terminata c’è chi giura che il luogo ne abbia guadagnato. Il forte di Santa Tecla, giova ricordare, non è che sia poi troppo amato dai matuziani, e non solamente perché sino al 1997 ospitava il carcere giudiziario, ma anche e soprattutto giacché fu eretto in soli undici mesi, ed inaugurato nel 1756, dall’ingegnere militare della Repubblica di San Giorgio Jacques De Sicre con l’unico scopo di ospitare una guarnigione armata che garantisse alla dominate Genova il completo soggiogamento della ribelle Sanremo. Sino alla rivolta del 1753, giova ricordare, Sanremo era una fiorente città dominata da una vivace borghesia mercantile che sfruttava il vicino approdo marittimo, il terzo porto più importante della Liguria dopo Genova e Savona. La Repubblica di San Giorgio si vendicò in maniera molto feroce della città ribelle deprimendone lo sviluppo economico così come già un secolo e mezzo prima aveva fatto con Savona. Costruito in forma triangolare, il Forte di Santa Tecla presenta sulla facciata settentrionale, quella rivolta verso la città, una lunga cortina di mura costruita per permettere agli armigeri genovesi un agevole fronte di fuoco da scaricare su Sanremo qualora questa si fosse rivoltata nuovamente ai padroni della Serenissima Repubblica marinara di Genova. Per avere piena sicurezza del successo di un’eventuale nuova repressione armata anti- matuziana, ed evitare il pericolo di imboscate, l’ingegnere De Sicre ordinò pure attorno all’erigendo forte l’abbattimento di molte case e della chiesa del rione della Marina, San Mauro a Pian di Nave. Gran parte del quartiere fu così demolita e ben presto con la rimozione delle barriere che ancor oggi racchiudono l’area di cantiere sul lato occidentale del forte, saranno visibili ai cittadini ed ai turisti le loro fondamenta. E’ necessario ricordare come l’antica chiesa di San Mauro contenesse un prezioso bassorilievo romanico raffigurante la Madonna con il Bambino, reinstallato sul portale occidentale della Concattedrale di San Siro. Sempre attorno al forte, poi, è oggi ricostruito, dopo esserne state recuperate nel passato le pietre originarie, il medioevale ponte del Vallotto che permetteva all’antica Via Aurelia, cioè all’asse urbano costituito dalle Vie Palazzo e  Corradi, di superare il torrente San Romolo. Il ponte del Vallotto, ovviamente,esisteva già in età romana ma quello che i sanremesi scopriranno tra poco risale al medioevo. Nessun matuziano oggi vivente, ad eccezione degli appartenenti a qualche gruppo speleologico locale,  l’ha mai visto, giacché su di esso sin dalla fine dell’ottocento fu costruita Via Feraldi.                  

Sergio Bagnoli 


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