Ad Albenga, la storia di Marco Sarli, 70 anni, e della sua famiglia sta diventando un simbolo delle complessità burocratiche italiane. Tornato a marzo dal Vietnam con la moglie e due figlie minori, Sarli si trova in uno stallo tra i comuni di Albenga e Borghetto Santo Spirito per la questione della residenza. “Non cerchiamo privilegi né pietà, ma solo il diritto di ricostruire una vita dignitosa in Italia, il nostro Paese”, dichiara Sarli, evidenziando come l’assenza di residenza li tagli fuori da ogni diritto e li renda “invisibili”. Un appello accorato che denuncia un “rimpallo di responsabilità” e chiede un “gesto di umanità oltre la burocrazia”.

Un ritorno complicato e un appello per la dignità
La famiglia Sarli è rientrata in Italia a marzo, spinta da gravi difficoltà economiche e personali acuite dalla pandemia. Su indicazione dell’Ambasciata Italiana, che aveva assicurato di aver informato le autorità locali, Marco Sarli si era rivolto al Comune di Borghetto Santo Spirito, dove era iscritto all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Tuttavia, il loro arrivo in Italia si è trasformato in un incubo burocratico.
Marco Sarli racconta di un’assistente sociale che avrebbe negato contatti con l’ambasciata e di patronati che avrebbero rimandato ad altri uffici, senza alcuna presa in carico concreta. “Da quattro mesi viviamo così, senza punti di riferimento, in una sistemazione temporanea e precaria”, afferma Sarli a IVG. La sua richiesta è chiara: “Possiamo e vogliamo lavorare, ma ora siamo invisibili. Non siamo numeri né casi amministrativi: siamo una famiglia, e abbiamo solo bisogno di aiuto concreto, non di essere vittime di giochi politici”. È un appello alla dignità e alla possibilità di ricominciare.
Il “cortocircuito” della residenza
La situazione della famiglia Sarli è complicata da un vero e proprio “cortocircuito” amministrativo riguardo alla residenza. Sebbene Marco Sarli non si sia mai recato personalmente all’ufficio anagrafe di Borghetto, la famiglia vive ora ad Albenga, in un alloggio a uso turistico. Ed è proprio questo il nodo della contesa tra i due Comuni.
Per il sindaco di Borghetto Santo Spirito, Giancarlo Canepa, la responsabilità di riconoscere la residenza spetta ad Albenga, poiché è lì che la famiglia dimora attualmente. L’assessore di Albenga, Marta Gaia, sostiene invece il contrario: essendo Borghetto l’ultimo Comune di residenza AIRE, toccherebbe a loro farsi carico del caso. Questo braccio di ferro burocratico lascia la famiglia Sarli in un limbo, tagliata fuori da servizi essenziali e dalla possibilità di ottenere documenti e diritti fondamentali. La loro storia mette in luce come la mancanza di coordinamento tra le istituzioni possa avere un impatto devastante sulla vita di persone già in difficoltà.




