La decisione della Regione Liguria di istituire una centrale operativa unica del 118 per l’intera regione, riducendo le attuali cinque a un solo punto di coordinamento, ha scatenato un’accesa polemica. Sebbene il piano possa apparire, sulla carta, come un passo verso una maggiore efficienza e uniformità, gli esperti del settore hanno sollevato forti dubbi sui possibili rischi. Abbiamo raccolto le preoccupazioni dell’ex responsabile del 118 provinciale, Salvatore Esposito, e di Michele Costantini, ex vice comandante dei Vigili del Fuoco, che mettono in guardia contro le conseguenze di una scelta dettata, a loro dire, più da logiche di risparmio che da un effettivo miglioramento del servizio.
I pericoli della centralizzazione
Secondo il dottor Esposito, la centralizzazione dell’emergenza-urgenza, pur non alterando teoricamente la risposta al cittadino, potrebbe compromettere la qualità del coordinamento. A suo avviso, la suddivisione provinciale garantisce una maggiore aderenza alla realtà del territorio, facilitando il contatto diretto con le pubbliche assistenze, la Croce Rossa e le automediche. Questa vicinanza fisica e gerarchica è cruciale, specialmente in situazioni complesse come le calamità naturali o le allerte meteo, dove il dialogo con le istituzioni locali, come le Prefetture, diventa vitale. Il rischio, dunque, è che l’assenza di una struttura operativa locale possa rendere tutto “più difficile”, trasformando un rapporto di collaborazione diretta in una gestione puramente burocratica.

Il sacrificio delle esperienze savonesi
Le critiche più aspre arrivano da Michele Costantini, che definisce l’operazione un mero tentativo di risparmio a discapito della sicurezza. Costantini lamenta il mancato riconoscimento del patrimonio savonese nell’ambito dell’emergenza. Ricorda, infatti, che Savona è stata una pioniera in Italia, istituendo la prima automedica nel 1990 e il celebre “centralino unico” (numero 2222), superando le storiche rivalità tra le varie associazioni di volontariato. Savona ha inoltre sperimentato l’elisoccorso pubblico dei pompieri già nel 1983. Questo bagaglio di esperienze, invidiato a livello nazionale, rischia ora di andare perduto. Il timore è che le nuove generazioni di soccorritori non percepiscano neppure il valore di questo modello, che con l’abolizione delle centrali provinciali verrà definitivamente dimenticato in favore di una soluzione che ignora una storia di successi.
L’equilibrio tra efficienza e territorio
La questione sollevata da Esposito e Costantini non riguarda solo la logistica, ma il valore inestimabile dell’esperienza umana e locale. L’operazione della Regione sembra voler sostituire un sistema collaudato e basato sulla conoscenza profonda del territorio e delle sue dinamiche con un modello centralizzato che promette efficienza, ma senza offrire garanzie sulla gestione delle emergenze. Il dibattito si concentra quindi su una domanda cruciale: quanto può costare in termini di sicurezza e di vite umane la perdita di un patrimonio di conoscenze e coordinamento locale in nome di un presunto risparmio economico?




